Coronavirus, dall’energia alla mobilità: 5 settori strategici per la ripresa

Roma, 3 nov. – (Adnkronos) – Per la ripresa l’Italia deve puntare sulla green economy, utilizzando le risorse di Next Generation Eu. E sono 5 i settori strategici: energia e clima; economia circolare, green city e territorio, mobilità e agroalimentare. La ricetta verde arriva dagli Stati generali della green economy 2020, organizzati dal Consiglio Nazionale della Green Economy, formato da 69 organizzazioni di imprese, in collaborazione con il ministero dell’Ambiente, con il patrocinio del ministero dello Sviluppo Economico e della Commissione europea e il supporto tecnico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.
Le proposte, approvate dal Consiglio Nazionale della Green Economy, hanno il duplice scopo: contribuire a tradurre le potenzialità del nuovo contesto in proposte di misure per lo sviluppo degli investimenti per la green economy da attuare nel breve termine per la ripresa dell’economia italiana e consolidare un quadro di riferimento per le riforme necessarie per un salto di qualità nello sviluppo della green economy in Italia.
Le proposte green. Si spazia dalle innovazioni tecnologiche per la produzione di idrogeno verde, all’ adozione di criteri stringenti per indirizzare gli investimenti; dagli incentivi per tecnologie di riciclo dei rifiuti plastici e del settore edile all’ aumento fino al 30% del territorio e del mare tutelato; dalla riduzione del tasso di motorizzazione privato italiano al di sotto di 500 auto per 1.000 abitanti entro il 2030; fino all’ incremento dell’ agricoltura biologica al taglio dei fertilizzanti chimici e una graduale carbon tax.
Energia e il clima. Si punta a indirizzare i finanziamenti europei di Next Generation Eu a supporto dei processi di innovazione tecnologica per la produzione di idrogeno verde, per la decarbonizzazione, per potenziare (sia con nuovi impianti sia migliorando la capacità esistente) produzione, distribuzione, stoccaggio e uso di fonti rinnovabili di energia e miglioramenti dell’efficienza energetica. Puntano inoltre a sostenere un utilizzo esteso dell’ecobonus 110%, da estendere fino al 2024, applicare, criteri climatici stringenti per indirizzare gli investimenti, a introdurre una graduale carbon tax per i settori non coperti dal meccanismo europeo dell’Ets
Economia circolare. Aumentare i finanziamenti del Piano transizione 4.0 per sostenere, attraverso il credito d’imposta, investimenti destinati a misure per l’economia circolare quali, ad esempio, la progettazione di prodotti che durino più a lungo e siano concepiti per essere riutilizzati, riparati o sottoposti a procedimenti di riciclo. Incentivare gli investimenti per lo sviluppo della bioeconomia circolare, per l’utilizzo della biomassa locale e nazionale, per migliorare gli impianti e le tecnologie, per l’utilizzo dei sottoprodotti, il riciclo dei rifiuti in plastica, del settore edile, nonché quelli organici e dei fanghi.
Green city e territorio. Finanziare un programma nazionale di rigenerazione urbana che recuperi e valorizzi aree degradate e edifici dismessi per non consumare nuovo suolo, aumentare le infrastrutture verdi e gli spazi e adottando misure di mitigazione e di adattamento climatico. Per sostenere la ripresa in chiave green si punta inoltre ad aumentare al 30% territorio e il mare tutelati.
Mobilità urbana. Aumentare gli investimenti con l’obiettivo di potenziare il trasporto pubblico, la sharing mobility, le piste ciclabili, facendo scendere al 2030 il tasso di motorizzazione privato italiano al di sotto di 500 auto per 1.000 abitanti. E inoltre di estendere gli incentivi all’elettrificazione, raggiungere entro il 2030 la quota del 25% dei consumi di energia prodotta da fonti rinnovabili nel settore dei trasporti.
Sistema agroalimentare. Incentivare la diffusione delle produzioni agricole basate sui principi dell’agroecologia che favoriscono la limitazione dell’uso di prodotti fitosanitari, l’incremento della fertilizzazione organica, la riduzione delle emissioni di gas serra, la cattura del carbonio nonché l’aumento della produzione biologica. Attivare iniziative di incentivazione fiscale per l’applicazione di modelli di business circolari nei settori della trasformazione alimentare.
Il Green Deal, afferma Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, “si conferma la via per una più forte e duratura ripresa in Italia perché valorizza le sue migliori potenzialità e in questa direzione dovrebbero essere indirizzati i fondi di Next Generation EU. Utilizzare ora bene queste risorse per arrivare alla neutralità carbonica entro il 2050, significa evitare che, dopo la crisi epidemica da Covid 19, si debba affrontare un’ altra grave crisi globale: quella del cambiamento climatico”.
La risposta delle politica.
Sergio Costa, ministro dell’Ambiente: “Per uscire dalla crisi del Covid e per raggiungere una nuova normalità, che sia verde e duratura, occorre stringere un nuovo patto e per farlo occorre riempirlo di azioni concrete e immediate che il Governo ha già assunto o sta assumendo su tutto lo spettro delle sue attività dalla transizione energetica a modelli nuovi di mobilità, dal sostegno alle imprese verdi alla lotta al dissesto idrogeologico alla valorizzazione del patrimonio naturale e paesaggistico, dalla riforma fiscale in chiave green fino alla decarbonizzazione dell’economia”.
Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo economico: “Puntare sugli investimenti nella green economy è uno degli assi strategici su cui il Governo sta lavorando per indirizzare i finanziamenti europei previsti nell’ambito del Recovery fund, al fine di supportare la transizione tecnologica e energetica dell’economia italiana. In quest’ottica abbiamo deciso di puntare con decisione su Transizione 4.0, mettendo a disposizione 30 miliardi di euro nei prossimi anni, così da rendere strutturale il piano e accompagnare il processo d’innovazione del sistema produttivo del nostro Paese verso un modello ecosostenibile, ampliando sia la tipologia dei beni che possono essere oggetto di agevolazione, sia la platea delle imprese beneficiarie della misura”.
“Oltre a quello relativo all’innovazione, per sostenere la ripresa della nostra economia in un quadro green sono stati anche introdotti interventi per rilanciare l’edilizia e il suo indotto, che abbraccia molteplici settori industriale del nostro Paese, favorendo la riqualificazione energetica degli edifici attraverso il Superbonus al 110%. Solo attraverso un lavoro di squadra tra istituzioni e associazioni di imprese sarà possibile accelerare le tappe per realizzare quel salto di qualità necessario allo sviluppo della green economy in Italia”, ha concluso Patuanelli.
Antonio Misiani, viceministro dell’Economia: “L’Italia ha le energie per rimettersi in piedi e riprendere a marciare e lo hanno dimostrato i dati sul terzo trimestre. Il nostro sistema economico può rimettersi in piedi e la green economy e uno sviluppo sostenibile da un punto di vista ambientale è la via maestra per far ripartire il paese. Ci aspettano mesi difficili, prima della disponibilità di un vaccino e di terapie; dovremo stringere i denti e oltre a continuare a sostenere chi è in difficoltà, dobbiamo progettare il futuro a creare le condizioni per dare al paese un nuova prospettiva di sviluppo sostenibile”.
La sostenibilità, ha concluso Misiani, “può e deve essere una straordinaria opportunità per l’apparato produttivo del nostro paese e l’azione del governo va esattamente in questa direzione. Abbiamo iniziato a farlo con la legge di bilancio 2020 e continuiamo a farlo con le scelte di questi mesi e la programmazione economica dal 2021 in avanti”.
Vincenzo Amendola, ministro per gli Affari Europei: “sulla green economy l’Europa ha fatto una scelta di campo. Nel dicembre del 2019 ha scelto il green deal, una visione competitiva perché sappiamo bene che la neutralità non è ancora nell’agenda di molte potenze globali. E’ la scelta di trasformare l’Europa in un continente green. Durante il periodo Covid in molti hanno messo in discussione questa scelta ma l’accordo del 21 luglio che ha dato vita al Next Generation Eu ha confermato questa visione, una scelta storica e di coraggio perché dinanzi a questo imprevisto della storia la Commissione ha detto che il futuro dell’Europa deve essere legato a due transizioni, green e digitale”.
L’Europa, ha sottolineato Amendola “è unita, pre e post Covid. E’ una visione, non solo una scelta di contabilità, riguarda i nostri piani di investimenti e delinea una nuova Europa. Ci saranno adeguati investimenti pubblici e privati e delle analisi da condurre con la Commissione. C’è tutto un mondo economico che si sta orientando verso un’economia di segno diverso all’interno di questa visione europea. Avremo modo di consultarci e trasmettere all’opinione pubblica, sotto sofferenza in questa emergenza, che la visione che abbiamo scelto per l’Europa e il suo mondo produttivo non è una visione contingente ma strutturale e di trasformazione green e digitale del nostro progetto di integrazione europea”.