Nazionale, Roberto Mancini a tutto campo: il futuro, gli obiettivi e la morte di Paolo Rossi

Roberto Mancini a tutto campo, l'allenatore della Nazionale italiana si è sbilanciato anche sul futuro. Tutti i dettagli

Roberto Mancini ha cambiato il volto della Nazionale italiana. Dopo la delusione della mancata qualificazione ai Mondiali in Russia del 2018, l’Italia ha deciso di affidare la panchina all’allenatore ex Inter: arrivato tra lo scetticismo è riuscito subito a mettersi in mostra confermando il carattere ma anche la preparazione dal punto di vista tecnico. E’ riuscito a conquistare una serie di risultati importanti, ma il merito più importante è stato quello di aver riportato entusiasmo e bel gioco. La Nazionale dovrà puntare sull’allenatore per molto tempo, sono arrivate indicazioni proprio dall’attuale Ct che ha affrontato l’argomento del rinnovo.

Mancini sul rinnovo con la Nazionale

Polonia Italia
(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Roberto Mancini ha parlato del percorso con la Nazionale e del futuro. “Credo che dobbiamo ancora migliorare come Nazionale. sono convinto che possiamo giocarcela quasi alla pari anche con squadre più pronte. La nostra partita più bella del 2020 è stata quella contro l’Olanda in trasferta perché tutti aspettavamo un match contro una grande avversaria”. 

Gli obiettivi per il 2021: “mi auguro di riavere Chiellini e Zaniolo: per Giorgio si tratta di problemi muscolari e non dovrebbe essere complicato, ma anche Nicolò ha i mezzi e l’età per tornare al top prima di giugno”. 

I calciatori del futuro: “Tra gli emergenti mi piacciono Scamacca, del quale ho parlato già tempo fa, e Lovato del Verona. Locatelli? E’ stato una sorpresa. Ha debuttato in Olanda ed è andato sempre meglio”. 

“Immobile? Sta facendo dei gol incredibili e spero che ne tenga qualcuno… per l’Europeo. Deve stare tranquillo e continuare a fare quello che sta facendo”.

Sul futuro: “non c’è nessun problema. Non abbiamo fissato una data in cui rinnovare, ma ripeto… nessun problema”.

Sulla morte di Paolo Rossi: “una cosa drammatica perché ero molto legato alla Nazionale del 1982 e molto legato a lui. Non sapevo nulla della sua malattia. Per me era un eroe e la notizia della sua scomparsa è stata una bruttissima notizia”.