Claudio Sala, il poeta del gol: una carriera brillante con il Torino tarpata dalla…Juve

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è Claudio Sala, idolo del Torino

La storia di Claudio Sala. Basta il suo nome per far riaffiorare alla mente dei tifosi del Torino dolcissimi ricordi. I suoi dribbling e la sua fantasia hanno ispirato i ‘Gemelli del gol’ Pulici e Graziani e hanno portato lo scudetto nella bacheca granata nel 1976, dopo 27 anni. Cresce nel Monza con cui esordisce in Serie C e Serie B. A portarlo nel massimo campionato è il Napoli di Ferlaino e l’allenatore Beppe Chiappella lo fa esordire in Serie A. Con i partenopei non entusiasma e il Napoli lo cede al Torino per 475 milioni di lire. La sua carriera svolta. Un fedelissimo del Toro. Undici stagioni, il soprannome di ‘Poeta del gol’, perché quando toccava la palla la faceva cantare. Entusiasmava il pubblico granata. Vinse la Coppa Italia 1970-1971, quindi nel 1975 sotto la guida di Luigi Radice lo scudetto, il settimo sigillo. Le ultime due stagioni le giocò con la maglia del Genoa, una in B e una in A dopo la promozione. Meno fortunata l’esperienza con la maglia della Nazionale: solo 18 presenze con la maglia azzurra, chiuso da Rivera e Mazzola prima, da Causio dopo. Un fantasista in campo, un uomo umile nella vita privata. Una bandiera granata, uno dei beniamini della Curva Maratona.

Se non ci fosse stato il calcio, Sala avrebbe avuto una strada solcata, come racconta a ‘storiedicalcio.altervista.org’: “Con un diploma di ragioniere, forse, mi sarei messo a fare il ragioniere, anche se non ho mai amato i posti statici e la chiusura degli uffici. Anche avessi fatto il ragioniere, comunque, avrei giocato a calcio nei dilettanti”.