Decreto Crescita abolito, scenario da brividi: Marotta fa tremare la Serie A

Beppe Marotta commenta l'abolizione del Decreto Crescita: l'amministratore delegato dell'Inter disegna uno scenario da brividi

CalcioWeb

La mancata proroga del Decreto Crescita da parte del Consiglio dei Ministri continua a far discutere. A pochi giorni dall’inizio del mercato di gennaio, le società di calcio italiane si sono viste privare della normativa che concedeva loro sgravi fiscali sugli stipendi dei calciatori provenienti dall’estero. In breve: la possibilità di mettere sotto contratto top player con stipendi alti e metterli a bilancio con delle agevolazioni.

Il decreto non sembra aver trovato spazio nel “Milleproroghe” e dal primo gennaio non sarà più in vigore. Le reazioni contrarie dal mondo dello sport sono state forti e polemiche.

Decreto Crescita: lo scenario da brividi di Marotta

Nel momento in cui il calcio italiano stava risalendo la china a livello mondiale ed europeo, con le tre finali delle coppe europee raggiunte la scorsa stagione, abolire il Decreto Crescita rappresenta un autogol per il mondo del pallone e per il Paese in generale. Anche perché non ne usufruiscono solo i giocatori: ci sono anche allenatori (Mourinho, ndr) che sono venuti in Italia e hanno avuto agevolazioni fiscali grazie al Decreto“. Sono le parole rilasciate da Beppe Marotta al TG1.

L’amministratore delegato dell’Inter, parlando ai microfoni di Sky, ha poi disegnato uno scenario da brividi per la Serie A: “le agevolazioni fiscali del Decreto Crescita avevano come obiettivo quello di facilitare l’ingresso in Italia di giocatori di qualità. Senza questi calciatori il nostro campionato sarà impoverito, il prodotto ‘Serie A’ ne risentirà e ci sarà anche un minor indotto per lo Stato in termini di tasse.

Cosa fare adesso? Bisognerà trovare degli accorgimenti, ma l’abolizione del Decreto Crescita ha prodotto un danno irrimediabile per l’intero sistema calcio. Saremo meno competitivi a livello europeo e ne risentirà anche il nostro campionato, non solo le grandi ma anche le medio piccole avranno meno introiti perché il prodotto sarà meno appetibile per le tv. Era uno strumento importante a poco più di un anno e mezzo dall’inizio del primo Mondiale per club a 32 squadre, con due nostre formazioni al via“.

Marotta ha poi negato che i vivai e i giovani italiani avranno vantaggi dalla mancata proroga del Decreto Crescita: “un vantaggio per la Nazionale e i nostri talenti? Assolutamente no, i prodotti italiani non erano svantaggiati dall’arrivo di campioni dall’estero e anzi avere giocatori forti con cui allenarsi permetteva loro di crescere. Questa decisione di abolire il Decreto non porterà nessun vantaggio al nostro calcio”.

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