Caso Acerbi-Juan Jesus, parla l’esperto: ecco perchè era giusta la squalifica

Gian Pietro Bianchi, esperto di diritto sportivo commenta il caso Acerbi-Juan Jesus e spiega perchè sarebbe dovuta arrivare la squalifica

CalcioWeb

In merito alla decisione di non squalificare Francesco Acerbi, riguardo le presunte offese razziste rivolte a Juan Jesus durante Inter-Napoli, “suscita qualche riflessione l’assoluzione alla luce di ciò che il Giudice Sportivo ritiene essere stato provato, in quanto non disconosciuto dal calciatore interista, ovvero ‘espressione… di tenore offensivo e minaccioso‘. Sono infatti passibili di espulsione e poi di squalifica (in base alla regola 12 del Giuoco del calcio) come comportamenti antisportivi il linguaggio o i gesti offensivi, ingiuriosi o minacciosi“. Sono le parole rilasciate a “LaPresse”, dall’avvocato Gian Pietro Bianchi, esperto di diritto sportivo.

Caso Acerbi: nessuna squalifica. È una decisione corretta?

La mia doverosa premessa – precisa il legale – è che le mie considerazioni si fondano sulla motivazione della decisione del Giudice Sportivo mentre sarebbe necessario poter accedere al materiale probatorio su cui la decisione si fonda. Per quanto è dato comprendere la decisione è condivisibile rispetto alla fattispecie della discriminazione, per la quale difetterebbe, sulla base degli standard probatori sportivi, una adeguata prova“.

Tornando ad Acerbi: “non si tratta – prosegue Bianchi – di gesti violenti o gravemente antisportivi così definiti nel CGS e sanzionati rispettivamente 3 e 2 giornate di squalifica, ma di una condotta antisportiva. Non ricordo precedenti specifici in materia ma astrattamente alla luce dei fatti desumibili dalla lettura della motivazione si poteva ipotizzare, in luogo dell’assoluzione, una squalifica relativamente a quanto appurato e quindi, la sanzione edittale minima di 1 giornata effettiva di gara“.

Vista l’esperienza e la competenza del Dott. Mastrandrea – conclude l’avvocato – immagino vi sia un vizio procedurale o una valutazione che non gli abbia consentito di decidere al riguardo. Il Giudice Sportivo ha tuttavia espressamente limitato la propria valutazione al contenuto ‘discriminatorio o meno’ dell’offesa arrecata (e quindi alla adozione dei provvedimenti di cui all’art. 28 CGS, ndr) per cui su questo aspetto qualche dubbio resta“.

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