L’Italia di Spalletti e gli italiani che non imparano mai…

Riflessioni a freddo dopo la sconfitta dell'Italia con la Spagna: meritata, ma non certo da tale psicodramma...

CalcioWeb

Gli italiani non cambiano mai, non imparano mai. Le liste di coloro che si sono prodotti in figure da peracottari in occasione di Mondiali vinti nel 1982 e nel 2006, ma anche degli ultimi Europei, sono infinite, al pari della memoria cortissima degli stessi che poi si ritrovarono ad esaltare una squadra che – come sempre accade in questo tipo di competizioni – ha trovato condizione strada facendo e anche una serie di congiunzioni astrali favorevoli (che si dimenticano sempre). E infatti la storia narra quasi regolarmente (post 2006 parzialmente escluso, con eliminazione ai quarti degli Europei ad esempio) di post-trionfi barbini e di cadute rovinose della squadre vincitrici che dopo avere alzato le coppe non aprirono nessun ciclo, ma rimediarono figuracce sonore.
Ma erano – e per la storia sono, in maniera sacrosanta – i campioni.
Fatta questa premessa sul popolo italiano (poi ci si incazza se qualcuno ci ricorda che l’Italia non ha mai finito una guerra dalla stessa parte rispetto a dove l’aveva cominciata), veniamo, più modestamente, all’Italia di Spalletti.

Non è una squadra zeppa di campionissimi (e lo si sapeva), non ha ambizioni di essere tra le favorite a questi Europei (e lo si sapeva), il mister sta lavorando per poter essere molto competitivi in vista dei prossimi Mondiali (giova ricordare che manchiamo da un Mondiale dal 2014 e che nelle ultime due edizioni in cui l’Italia è stata presente, tutto si è salvato fuorché l’onore, nel 2010 e nel 2014), dunque, qualche problemuccio il nostro football ce lo avrà anche, pur tenendo sempre presente i colpi di coda di cui è capace l’Italia e anche, diciamocelo, i colpi di fortuna, con gli ultimi due successi caratterizzati da una serie di calci di rigore favorevoli (finale 2006, semifinale e finale 2021).

Detto questo partiamo anche da un altro assunto: la partita contro la Spagna è stata dominata dagli Iberici, senza alcun dubbio meritatamente vincitori, ben al di là di quanto non dica il risultato.
Sarebbe bastato, però, dire “serataccia“, “serata da dimenticare” e, invece, si è scelta la consueta via italiota, quella di sparare ad alzo zero su tutto e tutti, andando ben al di là del -giustamente severo- giudizio sulla gara.
E però chi sa di football sa anche che il percorso di crescita di una squadra (ribadiamolo, per questa Nazionale fissato in due anni), passa anche attraverso serate come queste.

È quello che in masterchef, ad esempio, si chiama “pressure test”, cioè vedere come si comporta una squadra sotto pressione, sotto pressione nella gara specifica (vedere, ad esempio se riesci a non essere sommerso, per poi, magari, provare a pareggiare alla fine) e anche nella gara successiva, dopo essere stato travolto da critiche andate ben al di là della singola partita.

In definitiva Donnarumma ha fatto si che negli almanacchi restasse solo uno 0-1 su autogol e anche su questo si sono levati gli strali…”eh, se non fosse stato per Donnarumma…” Eh, ho capito, ma fino a prova del contrario Donnarumma è un nostro calciatore, tanto quanto Di Lorenzo, Chiesa o Scamacca, invece impalpabili contro le “furie rosse“.

Insomma, nonostante tutto, nonostante una prestazione inguardabile, sono stati in partita fino alla fine, spaventando anche gli iberici, negli ultimi 15 minuti chiusi nella loro metà campo e spesso per terra a guadagnare secondi preziosi. Insomma, questa squadra deve crescere, deve prendere ancora scoppole, anche Spalletti deve capire, a suon di errori, cosa può chiedere ai singoli e al collettivo.

Domani è un altro giorno” direbbe Rossella O’Hara, ma la stessa cosa la direbbero – e l’hanno detta – anche Bearzot, Lippi, Mancini, solo per restare in casa nostra, così, per non scomodare, ad esempio, l’unica Olanda vincente della storia, quella di Van Basten e Gullit del 1988, sconfitta inopinatamente all’esordio contro l’Urss e poi vittoriosa nella finale di quell’Europeo contro la stessa Urss.

Insomma, la squadra deve crescere e crescerà, se lo farà subito, già in questo torneo, non è dato saperlo, ma almeno gli italiani dovrebbero usare un po’ più di attenzione prima di sbeffeggiare e dare già per morti i loro calciatori. D’altra parte provate a chiedere alle big del torneo se nella fase a eliminazione diretta gradirebbero incontrare gli azzurri…provate un po’.

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