Il Leeds torna in Premier League. Viaggio nella storia: dal devastante incendio agli anni d’oro fino alla rinascita con Bielsa e l’italiano Radrizzani [FOTOGALLERY]

Sedici lunghi ed interminabili anni quelli che hanno dovuto attendere i tifosi del Leeds per rivedere la Premier League: la storia di una nobile decaduta

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Quando si dice una nobile decaduta. Il Leeds United incarna perfettamente questo concetto. Sembra un po’ il cammino di Dante ne ‘La Divina Commedia’. L’Inferno, poi il Purgatorio, infine il Paradiso. Hanno dovuto attendere sedici lunghissimi anni i tifosi dei ‘Whites’ per rivedere le stelle, la Premier League. Precipitati negli abissi più profondi del calcio inglese, ora il ‘Maledetto United’ è tornato ed ha intenzione di rimanere a lungo nel calcio che conta. Era l’8 maggio 2004 quando i Whites retrocedevano nell’allora First Division (che sarebbe poi diventata Championship), pareggiando in casa 3-3 contro il Charlton alla penultima giornata. Una squadra indebitata, ma che aveva saputo raggiungere traguardi importanti e vantava in rosa calciatori di tutto rispetto quali Alan Smith e Mark Viduka, ma anche un giovanissimo James Milner, che sarebbe diventato capitano del Liverpool campione d’Europa. Dopo anni di alti e bassi, e di cocenti delusioni ai playoff, il Leeds guidato da Marcelo Bielsa ha riconquistato la massima serie inglese, al termine di una stagione pressoché dominata, ma in cui non sono mancate pazzie. D’altronde se il tuo allenatore è soprannominato ‘El Loco’ un motivo ci sarà…

Una marea di tifosi in Inghilterra, tanti romantici in Italia che seguono il Leeds, praticamente una religione. Una storia bellissima, avvincente e che merita di essere raccontata e conosciuta, ancor di più oggi che il club è tornato in Premier League. Un percorso che ci porterà dagli albori agli anni più belli con Don Revie in panchina ai campionati vinti e alla finale di Coppa UEFA fino ai giorni nostri. E allora mettetevi comodi perché il nostro viaggio inizia.

Leeds
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Agli albori di un mito: la nascita del Leeds City e la fondazione dello United

Il nostro tragitto parte dal 1904, anno in cui viene fondato il Leeds City. Siamo al Griffin Hotel a Boar Lane. Qui prende forma il primo club della città, che disputa un modesto campionato nella West Yorkshire League. L’anno dopo gioca la seconda divisione della Football League. E’ un club ambizioso, con uno stadio, lo Scratching Shed, che diventerà l’Elland Road. Poca fortuna fino al 1919, anno in cui viene espulso dalla Football Association per pagamenti irregolari. Tra gli altri è coinvolto il tecnico Herbert Chapman. Dalle ceneri di questo primo club nasce il Leeds United, che esordisce in Seconda divisione il 28 agosto 1920. Anni di alti e bassi fino al 1924, quando si aggiudica il campionato e arriva tra i grandi. Nel 1927 la prima retrocessione, seguono altre stagioni di su e giù. Poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale il Leeds è ancora una volta in First Division (l’odierna Premier League). Stagioni in cui il Leeds indossa una camicia blu. Si è passati al bianco per volere di Don Revie nel 1961. Il colore fu scelto per emulare i migliori dell’epoca, i Galacticos del Real Madrid. Ma nel 1947 un nuovo tracollo: l’ultimo posto in campionato e la nuova retrocessione. Sono anni duri per la squadra di Elland Road, che si risolleverà grazie a John Charles, che formerà poi il trio delle meraviglie della Juventus con Sivori e Boniperti. Nel campionato ’53-54 vince la classifica marcatori con 42 reti, ma incredibilmente il Leeds arriva decimo. Riuscirà a risalire nella prima divisione due stagioni dopo.

Elland Road
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L’incendio del 1956 e la rinascita di Elland Road e del Leeds

Il 1956 segna anche una data tragica, però, per il Leeds United. Il 18 settembre un devastante incendio distrusse quasi tutto l’Elland Road. Ma quello stadio è già un simbolo e nessuno vuole abbandonarlo. Si gioca a pochi giorni dal rogo contro l’Aston Villa. Poche persone presenti, che prendono posto tra le macerie. E il Leeds vince per 1-0. La rete, manco a dirlo, la segna Charles. L’intenzione dei proprietari è quella di ricostruire l’impianto, ma per farlo serve un grosso sacrificio: John Charles viene venduto alla Juventus per 65000 sterline. Ne serviranno altrettante per rimettere in piedi l’Elland Road. Al posto del super bomber gallese arriva Don Revie, attaccante consumato. Ma il rendimento, purtroppo per il Leeds, non sarà lo stesso del predecessore. Nel ’59-60, infatti, il Leeds retrocede nuovamente e Revie diventa giocatore-allenatore. In questo nuovo ruolo avrà decisamente più fortuna, come vedremo a breve. C’è anche un breve ritorno di Charles in vesti di attaccante, ma stavolta senza particolari tracce. Nel 1964 si torna in First Division. E qui inizia un periodo felice e vincente, il più glorioso della storia del Leeds.

Sepp Maier
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Gli anni d’oro: i trionfi in campionato e in Europa e quella Coppa dei Campioni accarezzata

Subito un secondo posto in campionato dietro al Manchester United e una finale di FA Cup persa contro il Liverpool, mentre Robert Collins, voluto da Devie, vince il premio come miglior giocatore del campionato. Una squadra che annoverava, tra gli altri Gary Sprake, leggendario portiere inglese, Jack Charlton (recentemente scomparso), Billy Bremner (eletto miglior calciatore di sempre del Leeds e capace di entrare a far parte dell’inno del club: “Little Billy Bremner is the captain of the crew / For the sake of Leeds United he would break himself in two” e di farsi erigere una statua che campeggia all’ingresso dello stadio). Per i ‘Whites’ arrivano altri due secondi posti: uno in campionato e uno in Coppa delle Fiere, dove trionferà la Dinamo Zagabria. Nel 1968 il Leeds United vince la Coppa di Lega e, soprattutto, la Coppa delle Fiere, battendo in finale gli ungheresi del Ferencvaros, all’epoca una delle squadre più forti del mondo. E’ un vanto assoluto. Si inizia a primeggiare anche in Europa. Nel ’69 arriva il primo titolo della storia, un campionato dominato. Inizia l’epoca d’oro, durata poco ma entrata nella leggenda. Poi ancora l’incubo dei secondi posti: nel ’70 dietro all’Everton in campionato e sconfitti dal Chelsea in Coppa d’Inghilterra. Nel ’71 trionfa l’Arsenal, ma il Leeds vince una Coppa delle Fiere contro la Juventus. Nel 1972 arriva il trionfo in FA Cup contro l’Arsenal. Nel 1974 arriva la seconda vittoria in campionato. In quella formazione milita anche Joe Jordan, protagonista decenni dopo di una famosa lite con Gattuso. La sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni contro il Bayern Monaco di Sepp Maier e Gerd Muller (2-0 nel 1975) è il canto del cigno di quella meravigliosa squadra. La maggior parte degli anni ’80, infatti, il Leeds li trascorre in Seconda Divisione.

Leeds 1991
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Gli anni ’90 e gli anni 2000: il terzo campionato d’Inghilterra e il declino

Nella stagione ’89/’90 il Leeds torna in Prima Divisione e due campionati dopo, nel ’91/’92, è nuovamente sul tetto d’Inghilterra. Passano dallo Yorkshire giocatori come Harry Kewell, Mark Viduka, Gary Speed, Tony Yeboah, Ian Harte, Jimmy-Floyd Hasselbaink ed Eric Cantona. Nei primi anni 2000 furono promossi in prima squadra moltissimi giovani della florida Academy, che sotto la guida tecnica di O’Leary fecero le ultime fortune del club. La stagione 2000/2001 si rivelò la migliore dell’era Ridsdale, vulcanico presidente pettinato in stile Trump. Una Premier League chiusa al terzo posto, una qualificazione in Champions League e poi la retrocessione alla Coppa UEFA, dove il Leeds arrivò in semifinale (eliminato dal Galatasaray). Ingolosito dall’aumento degli introiti, generato dalle qualificazioni alla Champions League, Peter Ridsdale si giocò il futuro del club accettando un prestito di 60 milioni di sterline, a fronte di futuri introiti, per finanziare le spese del club. Milioni di sterline spesi per Olivier Dacourt (visto poi anche in Italia) e Rio Ferdinand (futura leggende del Manchester United). Una politica avventata, che porterà al crollo negli anni seguenti. Gli arrivi di calciatori come Fowler e Robbie Keane furono delle spese esose per una società di modeste dimensioni. Una Champions League giocata alla grande fu l’ultima esibizione del Leeds ad alti livelli. I Peacocks misero in crisi squadre quali il Milan, la Lazio e il Deportivo La Coruña, portando spesso a casa lo scalpo di avversarie nobili. Fu il Valencia a mettere fine alla favola del Leeds United, in semifinale. A tre anni di distanza iniziò il declino. Una situazione finanziaria disastrosa, frutto della gestione onerosa delle stagioni d’oro, portarono il Leeds a sfiorare il fallimento. Quello che i ‘Whites’ non riuscirono a sventare fu la retrocessione, arrivata nel 2004. Un’epoca sicuramente indimenticabile, ma anche incosciente e deleteria per il club.

Andrea Radrizzani
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L’avvento di Radrizzani e l’arrivo di Bielsa in panchina: una nuova rinascita

Gli ultimi anni hanno visto un’altalena tra Championship e League One. Poi campionati anonimi, conclusi a metà classifica. Stagioni di stagnazione, che hanno visto anche la dimenticabile parentesi Cellino. L’avvento di Andrea Radrizzani, fondatore e CEO di Eleven Sports (l’emittente che in Italia trasmette la Serie C), con la nomina di Marcelo Bielsa come nuovo tecnico, ha fatto rivedere la luce al Leeds. Nel 2018-2019 i playoff, dopo una buona stagione conclusa in calando, e l’eliminazione in semifinale per mano del Derby County di Lampard. L’anno successivo il ritorno in Premier League, al termine di una fantastica cavalcata. Una nobile decaduta, tornata finalmente dove le compete. Ed è solo l’inizio.

Marcelo Bielsa
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Il gioco di Bielsa e l’Italia che funziona: i segreti del successo

Frutto dei successi recenti è sicuramente l’arrivo del ‘Loco’ Bielsa in panchina, l’unica persona ancora in vita ad avere intitolato uno stadio in Argentina. Il suo proverbiale 3-3-1-3 e il gioco sulle fasce sono i marchi di fabbrica del Leeds. Un calcio offensivo, ma organizzato. C’è chi potrebbe pensare che sia spregiudicato ma non è così visto che anche la difesa del Leeds è la meno battuta del campionato. Pressing ultra-offensivo, nella metà campo avversaria per provare a recuperare palla velocemente ed imbastire i contrattacchi. Ritmi insostenibili per gli avversari, condizione atletica invidiabile. Un po’ come l’Atalanta o il Verona nel nostro campionato. Un 3-3-1-3 che si trasforma in un 4-1-4-1 in fase di non possesso. Una macchina perfetta e rodata.

Dal suo arrivo nel 2017 Radrizzani ha messo le cose in chiaro. L’obiettivo è sempre stato tornare in Premier League. Ed è grazie alla programmazione e alla pianificazione che si è arrivati alla meta. Tre anni per completare l’opera. La promozione sfiorata lo scorso anno, con il crollo nel finale e la sconfitta ai playoff dopo un campionato dominato per gran parte della stagione, un epilogo incredibile raccontato dalla serie targata Amazon. Poi la rivincita nell’anno del centenario del club. Una favola che diventa realtà. E c’è anche molta Italia in questo trionfo. Non solo Radrizzani ma anche i suoi collaboratori e il terzino Gaetano Berardi, ex Sampdoria. Victor Orta, ex direttore sportivo di Siviglia e Middlesbrough, è stato nominato Director of Football. E’ lui a reclutare i calciatori in giro per il mondo e a coordinare una rete di scout. Elland Road nel 2017, tornato ad essere di proprietà del Leeds dopo circa 13 anni. Mosse che hanno riacceso la passione di un popolo intero. Convincere Bielsa, manager di caratura internazionale, considerato una delle menti più brillanti del mondo del calcio, ad accettare di guidare un club di Championship era una missione non da poco. Ma Radrizzani c’è riuscito.

Poi ci sono i giocatori, i veri eroi di questa impresa. L’undici di base titolare: Meslier, Berardi, Ayling, Cooper, Dallas, Klich, White, Harrison, Roberts, H.Costa, Bamford. A questi si sommano i comprimari, preziosissimi nel corso di una lunga ed estenuante stagione. E pensare che di questo gruppo avrebbe potuto far parte anche Daniel James, talento preso poi dal Manchester United. Capocannoniere della squadra è stato Patrick Bamford, ‘Bamfordinho’ come lo avevano soprannominato i tifosi del Chelsea. Anche lui rilanciato da questa realtà. Stagioni discrete con il Middlesbrough, poi i 13 gol per la promozione.

Siamo arrivati quasi alla fine del nostro viaggio. Più che una squadra una leggenda. Le sfide con Brian Clugh, i trofei, la migliore squadra del Paese. Capace di ispirare anche film, tra tutti il celeberrimo ‘Il maledetto United’. Se non lo avete visto fatelo. Perché è uno dei risultati più riusciti del genere, capace di emozionare, legare sport e cinema. Una squadra maledetta e vincente, che quel nome l’ha preso dal romanzo di David Peace. Bentornato al Leeds. Finalmente la Premier. E sicuramente tiferemo per loro nella prossima stagione, per quel pizzico d’Italia, per questa storia che abbiamo avuto il piacere di raccontarvi. Dopo sedici anni di nuovo nell’élite del calcio inglese. Sono loro. I ‘Whites’, i ‘Peacocks’. Chiudiamo proprio con una citazione del film: È la migliore squadra del Paese il Leeds! Migliori giocatori, miglior stadio, miglior staff. Sono i migliori in tutto“. In alto la FOTOGALLERY storica.