Lega Pro, Reggina e Messina maestre di tifo: in fondo alla classifica, ma prime per passione

Le tifoserie dello Stretto stanno dimostrando di meritare ben altre categorie

La Lega Pro è il terzo gradino della piramide calcistica italiana, il limbo in cui coesiste chi sogna il paradiso e chi vive pronto a sprofondare all’inferno dei dilettanti. Di inferno si era parlato alla composizione dei 3 gironi che da quest’anno costituiscono la nuova ex Serie C in riferimento al raggruppamento meridionale. Catanzaro, Cosenza, Messina, Reggina, Salernitana, Benevento, Lecce, Foggia, sono solo alcune delle piazze che compongono il Gruppo C di Lega Pro, molte delle quali meriterebbero ben altri palcoscenici per prestigio, storia e bacino d’utenza. Ma si sa, la gloria non spetta sempre a chi la merita e, in un momento in cui le congiunture economiche hanno fatto sì che i grandi centri stiano lasciando il posto a realtà tanto piccole quanto ricche (vedi Sassuolo e Carpi), avere città come Reggio Calabria, Messina, Lecce e Salerno in terza serie sembra non essere poi così clamoroso.

Eppure, guai a pensare che i tifosi, abituati a ben altre soddisfazioni, siano ormai privi della voglia di stare vicini alla propria squadra, al di là della categoria. Il girone meridionale, in particolare, sta regalando emozioni fantastiche dal punto di vista del “campanile”. Derby caldissimi in Campania, Puglia e Calabria. Tanto calore, tanti decibel, e soprattutto tante presenze negli stadi in occasione di sfide che ricordano tempi antichi in cui, spesso, l’orizzonte era puramente circoscritto al Mezzogiorno. Basti pensare ai 10 mila di Reggina-Messina e di Salernitana-Juve Stabia, o ai 9 mila di Cosenza-Catanzaro, numeri che in Serie B solo le big riescono a raggiungere.

Ma sarebbe limitante considerare solo il dato delle presenze, che sicuramente può dare un’idea del calore di questi match, ma non rende certo  giustizia alle testimonianze di grande sportività e umanità offerte in queste occasioni. Proprio ieri, Reggina e Messina, eterne rivali sullo Stretto, si sono rese protagoniste di gesti eccezionali. Entrambe le tifoserie erano in trasferta, i reggini al Ceravolo di Catanzaro per “u classicu” calabrese, i messinesi all’Arechi di Salerno.

massimo capraro192 tifosi amaranto hanno deciso di seguire la squadra nonostante un clamoroso ultimo posto in classifica, dopo 2 retrocessioni nel giro di 5 anni, un ambiente depresso, una gestione societaria disastrosa negli ultimi anni e un futuro poco chiaro. Tra un coro e l’altro, i supporters della squadra calabrese hanno dedicato, “oltre i colori”, uno striscione a Massimo Capraro, icona del tifo giallorosso, scomparso in un incidente stradale e alla cui memoria è dedicata la curva del Ceravolo dal 1996. I tifosi catanzaresi hanno apprezzato il gesto dei reggini, manifestando tutta la loro stima su Facebook, a dimostrazione che “u classicu” sia un derby vissuto in maniera molto matura, con una rivalità che inizia in campo e finisce in campo. La Reggina, inoltre, è tra le prime della categoria per quanto riguarda gli abbonamenti (cosa che ha del miracoloso dopo una sciagurata retrocessione avvenuta proprio nell’anno del centenario) ed è sesta nel girone C per quanto riguarda la media spettatori: anche questo è un piccolo miracolo, vista la condizione a dir poco precaria in cui versa la squadra.

Stessa passione e stessa sensibilità dimostrate dai circa 200 messinesi, la cui squadra del cuore sta affondando in zona-playout, che hanno affrontato una trasferta a dir poco proibitiva per recarsi all’Arechi di Salerno e affrontare la capolista. Durante il match, prevedibilmente vinto dai granata, i tifosi siciliani hanno anche esposto uno striscione per Armandino, il piccolo tifoso granata affetto dal sarcoma di Ewing, una malattia alle ossa le cui cure sono particolarmente costose.

Per quanto infernale possa essere dal punto di vista del calore delle tifoserie, questi episodi, tutti concentrati nel girone del Sud, ci fanno capire, ancora una volta, che nel calcio, e non solo, c’è ancora del bene.