La “Tregua di Natale”, quella volta in cui il calcio sconfisse la guerra: una partita assurda e bellissima

Il 25 dicembre 1914 i soldati inglesi e tedeschi diedero vita a quella che è definita "Tregua di Natale", in cui si ebbe tempo anche per il calcio

Centocinque anni da quel 1914, data di inizio della Prima Guerra Mondiale. 105 anni dalla “Tregua di Natale“. Mentre sul fronte occidentale infuriava il conflitto, alcuni membri dei due eserciti diedero vita ad alcuni “cessate il fuoco” spontanei. Secondo quanto riportato dal New York Times furono circa 100 mila i soldati impegnati nella serie di tregue che si verificarono. Da un lato i tedeschi, che accompagnarono con canti e candele la Vigilia di Natale, e dall’altro i britannici che si lasciarono coinvolgere dall’iniziativa dei nemici. Poco dopo i due schieramenti presero a scambiarsi regali e, la mattina di Natale, furono organizzate alcune partite di calcio per festeggiare il 25 dicembre.

Non ci furono squadre, né porte o limiti del campo, né tanto meno arbitri o regole: si poteva correre ovunque, tirare, calciare e inseguire la palla fino allo sfinimento. Spontaneamente gli uomini si schierarono con chi aveva la divisa dello stesso colore, due masse informi di giocatori, l’una da 50 titolari in campo e l’altra da 70. Tedeschi e inglesi continuarono a tirare quella palla da una parte all’altra fino a notte fonda.

Charles Bruce Bairnsfather, capitano dell’esercito inglese, raccontò: “Non dimenticherò quello strano e unico giorno di Natale per niente al mondo… Notai un ufficiale tedesco, una specie di tenente credo, ed essendo io un po’ collezionista gli dissi che avevo perso la testa per alcuni dei suoi bottoni (della divisa)… Presi la mia tronchesina e, con pochi abili colpi, tagliai un paio dei suoi bottoni e me li misi in tasca. Poi gli diedi due dei miei bottoni in cambio… Da ultimo vidi uno dei miei mitraglieri, che nella vita civile era una sorta di barbiere amatoriale, intento a tagliare i capelli innaturalmente lunghi di un docile ‘Bochè” che rimase pazientemente inginocchiato a terra mentre la macchinetta si insinuava dietro il suo collo”.

La notizia arrivò anche in Italia e la Nazione, citando fonti locali, scrisse: “L’accordo era completo. I tedeschi nella notte di Capodanno avevano ornato l’orlo della trincea di lampioncini multicolori e per tutta la notte cantammo, ora essi ora noi, le più gaie canzoni. All’alba potemmo anzi combinare una partita di football. Mai più squisita cortesia regnò tra i giuocatori di due teams. Però intanto, all’intorno, vari compagni nostri erano caduti per lo scoppio di qualche shrapnel venuto da lontano e sospendemmo la partita per seppellire i morti, a cui da entrambe le parti furono resi gli estremi onori”. 

In Germania e in Inghilterra il comportamento dei soldati fu aspramente criticato, tanto che i giornali non ne diedero notizia censurando l’avvenimento. Partite e scambi di doni si ripeterono anche nel 1915, ma il match tra le due squadre venne interrotto in più di una frazione del fronte dagli ufficiali che minacciarono punizioni per entrambi gli schieramenti. In occasione del centesimo anniversario della “Tregua” la Uefa fece realizzare una scultura a Comines-Warneton in Belgio.

“Ci fu un momento irripetibile durante il quale le armi tacquero e il calcio unì i popoli. Quando gli eserciti si misero in marcia, molti pensavano che sarebbero tornati a casa per il Natale e ora che ricorre il centenario di quell’improbabile partita di calcio è giusto che la famiglia del calcio europeo ricordi e apprezzi la pace di cui ora possiamo godere”, dichiarò Cameron. Platini, durante la cerimonia, spiegò: “Siamo qui riuniti per festeggiare un momento che ci ricorda la nostra umanità. E’ molto commovente immaginare i giovani di 100 anni fa che esprimono fratellanza parlando una sola lingua: il calcio”.

Per mera cronaca la partita finì 3-2 per i tedeschi, o almeno così scrissero alcuni soldati nei loro diari.