Juve-Inter, panico e confusione: in Italia è polemica per il Coronavirus, ma il calcio è l’ultimo dei problemi

Juve-Inter e altre 4 sfide in Serie A rinviate al 13 maggio: in Italia è polemica per il Coronavirus, ma il calcio in questo caso passa in secondo piano

Non si gioca. Si gioca ma a porte chiuse. Anzi, meglio rinviare. No, giochiamola. Decidiamo per le porte chiuse. Scelta definitiva: rinvio al 13 maggio. E’ successo un po’ di tutto, in Italia, in questa settimana. Tutta ‘colpa’ del Coronavirus. La situazione si evolve di giorno in giorno, e così anche le scelte sul calcio e sulla Serie A. Molta indecisione, molta confusione, tanta disparità. Che rischia di falsare un campionato. Poi, quando di mezzo si mette anche un big match come Juventus-Inter, le cose si complicano.

Forse neanche il Governo sa bene cosa fare

La certezza, purtroppo verrebbe da dire, è una: il Governo è nel ‘panico’, con conseguenze riflesse anche sulle decisioni che assume la Lega. Probabilmente neanche i massimi esponenti politici italiani hanno pieno controllo della questione. E non è per voler allarmare. Ma se in una settimana viene cambiata idea ogni due ore, c’è qualcosa che non va. Anche per loro, d’altronde, è una situazione – questa – del tutto nuova. Gli esperti l’hanno definita anomala, strana, senza precedenti. Non è un terremoto, non è un lutto. Il calcio non si era mai fermato per un epidemia. “Siamo di fronte a una situazione nuova – ha sottolineato Fausto Baldanti, virologo dell’università degli Studi di Pavia, Policlinico San Matteo, intervenuto in conferenza stampa in Regione – Per la prima volta si verifica un’epidemia di queste dimensioni nel mondo. Non è un fenomeno locale, ma sta coinvolgendo l’intero pianeta”. E’ una situazione del tutto nuova, dunque, anche per chi deve prendere decisioni importanti.

Gli scenari potrebbero essere peggiori

Cosa significa questo? Significa che, non per difenderli, ma potrebbero essere parzialmente giustificati. Chi sta facendo delle scelte, in ottica calcio, si sta prendendo delle responsabilità. Che riguardano però la salute del paese. E il calcio, in tutto ciò, passa in secondo piano. Anzi, in ultimo piano. E le perdite economiche? Gli accavallamenti di calendario? Lo spettro Euro 2020? In questo momento, tutto ciò non è importante. Così come non è da escludere (e qualcuno lo anticipa da qualche giorno) anche una sospensione o addirittura un annullamento dei campionati stessi. Non utopia, al momento. Basti pensare alla Maratona di Tokyo o alle Olimpiadi, su cui il Giappone inizia a pensarci seriamente (e si svolgeranno ad agosto…). O alla Svizzera, che ieri ha sospeso tutti i campionati di calcio con ‘appena’ qualche caso positivo.

Champions, Europa League ed Euro 2020

Andiamo cauti. Non stiamo dicendo che la Serie A verrà annullata, ad oggi. Ma, se già ci sono squadre che dovranno recuperare due partite, come risolverebbero il problema qualora dovesse arrivare un terzo rinvio la prossima settimana? A quel punto, oltre all’emergenza epidemica in sé, entrerebbero in gioco altri fattori. Senza dimenticare che, come detto ad inizio articolo, nessuno al momento – neanche i più esperti – hanno contezza di cosa succederà da qui ai prossimi mesi. A maggio, quando finirà (dovrebbe) il campionato, a giugno quando inizierà (dovrebbe) l’Europeo o ad agosto. Insomma, tutto è in divenire. Rinviare a maggio potrebbe essere la soluzione? Sì, ma soltanto se per quella data la situazione sarà risolta. Altrimenti? Altrimenti torniamo all’eventualità ‘catastrofica’ citata sopra. Anche perché il virus sta iniziando a diffondersi, oltre che in Italia, anche negli altri grandi paesi europei, con i primi casi in Spagna, Francia e Germania. Questo vuol dire anche pericolo Champions, Europa League e – come detto – Euro 2020.

La rigidità dell’Uefa: in Italia invece…

Su cosa, eventualmente, discutere di questa decisione? Forse, proprio l’incapacità di saper prendere una decisione definitiva e mantenerla fino alla fine, costi quel che costi. Esempio? La Uefa. Sin da subito ha deciso: Inter-Ludogorets a porte chiuse. Nessun cambio di idea. E si ritorna alle scelte della Svizzera sopra. E invece in Italia siamo sempre i soliti. Abbiamo paura del Coronavirus. Però: ci indigniamo se si gioca a porte chiuse perché non è giusto, o tutti o nessuno; ci indigniamo se si chiude ai tifosi nelle regioni non colpite perché non ha senso; ci indigniamo se si rinviano perché si falsa il campionato. Cosa ne esce fuori? Ne esce fuori che, chi deve decidere, si fa condizionare da una numerosissima serie di pensieri, espressioni, parole, gesti. Tutti dall’esterno.

Perché Juventus-Inter no e Juventus Milan sì

A tal proposito, vorremmo soffermarci sull’ultima decisione: la possibilità, come evidenziato da ‘La Stampa’, che Juventus-Milan di Coppa Italia di mercoledì si giochi a porte aperte ma con il solo ingresso riservato ai piemontesi. Anche qui, in tanti hanno sospettato. Il solito veder ‘marcio’ ovunque, insomma. Ma la scelta potrebbe avere una sua logica. Ad oggi, il Piemonte – così come Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna – rientra tra quelle regioni in cui le scuole e i luoghi pubblici (tra cui gli stadi) sono chiusi. Questa ordinanza, però, vale fino a domani. La prossima settimana, e quindi mercoledì, data la situazione più tranquilla in Piemonte (sempre al momento), la stessa ordinanza non verrebbe più attuata, e scuole e luoghi pubblici (tra cui lo Stadium) verrebbero riaperti. Tutto regolare, dunque. Tutto nella norma. A meno che in Piemonte la situazione non si aggravi di nuovo e a quel punto una nuova ordinanza potrebbe ‘costringere’ alle porte chiuse (o al rinvio) del ritorno di Coppa Italia. E non ci sarebbe da meravigliarsi se il tutto venisse deciso anche il giorno prima. Perché, lo ripetiamo, stiamo vivendo un qualcosa di nuovo, anomalo e sconosciuto. E, ricordiamolo, in questi casi il calcio è solo l’ultimo dei problemi…

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