Vietato giocare a calcetto, la farsa continua

Nelle ultime ore è arrivato il no del Comitato tecnico scientifico alla ripresa del calcetto: una decisione veramente incomprensibile

Volevate fare una partita a calcetto? Anzi, vi stavate già organizzando con gli amici per tornare a giocare dopo mesi? Beh, niente da fare, perché il Comitato tecnico scientifico non ha dato l’ok alla ripresa. La riapertura era prevista per oggi, 25 giugno, come aveva annunciato anche il Ministro Spadafora che, dopo le figuracce dei mesi scorsi, sembra essersi ravveduto, anche se non è bastato. Doccia fredda per chi ama svagarsi, giocare a calcetto con gli amici e non rimanere in salotto. E con esso restano fermi gli sport di contatto e quindi in parte piscine, palestre e circoli sportivi. “In considerazione dell’attuale situazione epidemiologica nazionale – si legge nel parere del Cts – con il persistente rischio di ripresa della trasmissione virale in cluster determinati da aggregazioni certe come negli sport da contatto”, devono essere rispettate “le prescrizioni relative al distanziamento fisico e alla protezione individuale”.

Spadafora ha comunque ribadito: “Non sono d’accordo con il parere del Cts, confermo il mio parere positivo e resto in attesa di quello del ministro Speranza. Riprendere le attività dei centri sportivi, con le garanzie assicurate dal documento delle Regioni su sanificazione e mantenimento dei dati per i giorni necessari, aumenterebbe, io credo, la sicurezza per tutti”. Difficile che Speranza si schieri contro il Cts, visto che quello che dice il Comitato è praticamente legge da 3 mesi a questa parte. E quindi continua quello scarica barile a cui abbiamo assistito anche per la ripresa del calcio professionistico. Nessuno decide, chi dice una cosa e chi un’altra, chi cambia addirittura idea nel giro di pochi minuti. Una situazione davvero imbarazzante, francamente.

E c’è chi si domanda: perché la Serie A sì e il calcetto no? A spiegarlo è stato lo stesso Cts: “Un interlocutore formale – la società sportiva – ha assunto piena responsabilità per quanto concerne l’esecuzione e il controllo di uno stringente protocollo di diagnosi e monitoraggio continui. In considerazione della mancanza di simili protocolli a favore di singoli individui che si dedicano a tali attività a livello amatoriale o di società sportive dilettantistiche non ritiene al momento di poter assumere decisioni al riguardo che siano difformi rispetto alle raccomandazioni sul distanziamento fisico”. Misure impossibili da attuare a livello dilettantistico. E così migliaia di attività (piscine, palestre, palazzetti, circoli sportivi) rimangono chiuse. Come da marzo. E in sofferenza, senza quelle persone (professionisti e non) che le animavano. E si continua a protestare per delle decisioni che appaiono assurde.

Un bagliore di speranza lo danno alcune Regioni, che in totale autonomia hanno deciso di riaprire agli sport di contatto. Regioni come la Puglia e la Sicilia, dove i contagi sono praticamente vicini allo zero. A partire da oggi, 25 giugno, in Puglia sarà possibile praticare qualsiasi sport di contatto. A dichiararlo è stato il governatore Michele Emiliano: “Il provvedimento è stato possibile grazie al basso rischio nell’andamento dell’epidemia nella nostra regione, come accertato dal dipartimento Promozione della Salute e confermato dall’ultimo report del responsabile del coordinamento emergenze epidemiologiche”. Stesso dicasi per la Sicilia, che ha confermato quanto deciso precedentemente dopo il consulto al Cts regionale. Queste le parole dell’assessore allo Sport della Regione Sicilia, Manlio Messina: “Rimane in vigore la nostra ordinanza che consente lo sport di contatto”. L’Abruzzo aveva dato l’ok lo scorso 10 giugno, anche se poi non si è più espresso.

Perché tutto questo? Perché vietare un passatempo come il calcetto, il gusto del ritrovarsi con gli amici per giocare e mangiare una pizza? Ma soprattutto perché consentire la movida, le uscite, le cene con quegli stessi amici con i quali magari andiamo a giocare e non il calcetto? E c’è chi aspetta l’apertura degli stadi al pubblico. Manca solo il parere del Cts. Beh, siamo a cavallo!

Gravina: “Riapertura stadi? Noi siamo pronti, ma dipende dagli scienziati. Speriamo a breve…”