Milan, quanto pesa questa maglia: Roma e Juve KO senza la pressione di San Siro

Un Milan capace di stendere Roma, Lazio e Juventus. E il tutto è avvenuto dopo il lockdown. Sarà un caso? San Siro senza tifosi è un fortino

‘Tre minuti, solo tre minuti’ cantano i Negramaro. Al Milan ne sono serviti, o meglio bastati, il doppio per ribaltare la Juve. Sei minuti, solo sei minuti per stendere la capolista, imbattuta dalla ripresa del campionato. E prima era toccato alla Lazio, seconda forza del campionato. Ancor prima alla Roma. E fortuna che questo Milan non vinceva contro le squadre che lo precedevano in classifica…Il massimo obiettivo raggiungibile dai rossoneri è la qualificazione in Europa League. Traguardo che sembra ampiamente alla portata, almeno a giudicare dal cammino post-lockdown. Una marcia quasi perfetta: 4 vittorie (alle tre già citate si aggiunge quella a Lecce) e un pareggio (2-2 sul campo della SPAL dopo una partita dominata, con oltre 35 tiri verso lo specchio). Il Milan è rinato, è risorto dalle ceneri. E il merito va soprattutto a Stefano Pioli, capace di ridisegnare la squadra, di darle un’identità, un gioco e un’anima nei mesi della sosta forzata. E sì, perché è proprio in quei tre mesi che è nato questo nuovo Milan. Una squadra che prima si abbatteva alla minima difficoltà e ora capace di dare 4 gol alla Juve dopo essere andata sotto di due. Una squadra capace di dominare in lungo e in largo all’Olimpico contro la Lazio. Di mettere sotto la Roma nella ripresa. Un gioco semplice ma tremendamente efficace. Il segreto è il lavoro quotidiano, il coinvolgere tanti giocatori che sembravano fuori dal progetto. E a questi ultimi va un plauso. Perché anche se Bonaventura, Ibrahimovic, Kjaer a fine stagione diranno addio al Milan il loro impegno non è mai mancato, anzi. Un contributo fondamentale da parte loro in questa fase cruciale.

E come non è facile per i calciatori lavorare bene e stare sempre sul pezzo non lo è nemmeno per l’allenatore e la dirigenza. Le voci sul futuro non aiutano e per questo i risultati che sta ottenendo il Milan sono da considerarsi ancor più straordinari e vanno rimarcati. Pioli lavora da mesi con l’ombra di Rangnick al suo fianco. Il futuro è ormai scritto e difficilmente Gazidis cambierà i suoi piani. La vittoria dell’orgoglio, la rivincita degli esodati. Tra loro anche Maldini e Massara, che molti di questi calciatori li hanno portati a vestire il rossonero. Gli uomini giusti al momento giusto. E come ha sottolineato ieri Pioli nel post-partita: “Adesso siamo diventati una squadra”. Sì, un gruppo, che lotta per lo stesso obiettivo e che non si disunisce al primo ostacolo. Una squadra che ci mette grinta, spirito di sacrificio e che ha creato una base da cui ripartire, seppur ad agosto ci sarà l’ennesima rivoluzione delle ultime stagioni.

Ma qual è il segreto del nuovo Milan?

Nessuno, verrebbe da rispondere. I calciatori sono sempre quelli, l’allenatore anche. Ma in mezzo ci sono stati quei tre mesi. Difficili per tutti, anche per i giocatori. Ma l’allenamento non è mai mancato e c’è chi è tornato davvero carico dal lockdown. Il Milan ha anche approfittato di diversi passi falsi delle dirette concorrenti per superarle e tornare in posti che le competono, anche se non ancora nelle prime quattro posizioni. C’è un Ibra in più. La personalità di certo non gli manca e le sue parole dopo la vittoria sulla Juve ne sono un’ulteriore testimonianza: “Se ci fossi stato io dall’inizio avremmo vinto lo scudetto”. Ora, va bene tutto, ma Ibra ha esagerato. Lo scudetto è un obiettivo neanche lontanamente avvicinabile da questa squadra. Ma magari con lo svedese in rosa da inizio stagione la Champions sarebbe diventata un traguardo a cui aspirare concretamente. Eppure lui, come Bonaventura, attende da mesi una proposta di rinnovo che non arriva. Ma intanto hanno voluto dire: “Voi non ci prolungate il contratto? Guardate cosa vi perdete”.

E’ cambiato poco. Ma quel poco può essere ricondotto all’assenza di pubblico. Il Milan ha battuto Roma e Juventus in un San Siro deserto. E sappiamo come e quanto quello stadio pieno possa influenzare i calciatori. E la maglia del Milan, inutile negarlo, pesa. Pesa perché sulla manica ci sono 7 Champions League, perché l’hanno indossata alcuni tra i più grandi calciatori della storia. Pesa perché quando percorri i corridoi di Milanello vedi le gigantografie di quei campioni e lì serve la personalità. Il talento non basta. Quando indossi la maglia del Milan ed entri a San Siro, o sei forte mentalmente o fallisci. E la maggior parte dei calciatori nella rosa del Diavolo è giovane, forse non pronta per certi palcoscenici. Ed ecco che le porte chiuse sono corse in aiuto al Milan. Non sentire la gente mugugnare ad ogni appoggio sbagliato, ad ogni gol mancato, è forse un bene. La pressione che mette San Siro è impressionante. Il Milan ha dei limiti tecnici, che però vengono sopperiti con la grinta, la voglia di mostrare che quella maglia è pesante ma poi non così tanto. Ed ecco che Calhanoglu, Bennacer, Theo Hernandez, ma anche Romagnoli, Rafael Leao, Rebic hanno dimostrato che forse quella maglia la meritano. E giocare queste gare liberi, senza gente che condiziona, fa sentire i giovani più spensierati. E se sbagliano un passaggio non si sente la gente mugugnare, ma l’allenatore e i compagni che ti incitano, che ti battono le mani. E giocatori di talento il Milan ne ha. Magari non prontissimi per questo livello, ma che messi a giocare in una squadra di medio livello farebbero sfaceli. Ecco perché questo finale di stagione servirà per dimostrare personalità, tecnica, voglia di indossare i colori e la maglia di una squadra che ha fatto la storia. E quando torneranno i tifosi allo stadio (speriamo il più presto possibile) quella maglia non peserà poi così tanto…

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