Ciclismo, Riccò shock: “Ho tentato il suicidio”

riccòEra il 2008 – e, precisamente, durante il Tour de France – quando Riccardo Riccò fu trovato positivo al Cera nel corso di un normale controllo, per una trasfusione di sangue che l’ormai ex corridore fece a casa propria. Riccò fu squalificato fino al 2024 e, dopo sei anni, il Cobra di Formigine ha deciso di confessarsi in un libro, “Funerale in giallo”, scritto con il giornalista Salvatore Lombardo, raccontando la sua storia di sportivo e il crollo, fino addirittura al tentativo di suicidio.

Ed è proprio su questo inquietante passaggio che l’ex ciclista si sofferma: “La passo dalla mano destra alla sinistra… E’ una Carl Walther calibro 7,65. Con sei pallottole nel caricatore”. Poi parla dell’amore per “il Pirata” Pantani “le vittorie incredibili di Marco sono una rivelazione, e divento uno scalatore”, dello stupore all’arrivo negli Under 23 “sono un chierichetto. Tutti i ragazzi intorno a me sembrano dei caccia aerei” e dell’avvicinamento al doping “decido di fare come gli altri. Ma con moderazione. Ed è immediatamente un altro mondo”.

Il trentenne, infine, spiega anche come è avvenuta in concreto la trasfusione : “Apro il frigo, prendo la sacca di sangue rinforzata di ferritina e mi allungo per farmi la trasfusione come mi hanno spiegato”. La chiusura di Riccò è triste ripensando agli ultimi 10 anni: “Non so più chi sono. Un dopato. Un recluso. Un bugiardo. Un uomo. Un bambino. Un escluso”.