CALCIOMERCATO ROMA, IL PUNTO DI MONCHI – “Spero di vincere presto qualcosa di importante, il prima possibile. Lo dico dal primo giorno, e’ qualcosa che ho sempre in testa. Lo penso quando vado a letto e quando sono nel mio ufficio. Voglio un giorno conquistare quello che sognano tutti i romanisti. E’ il mio leitmotiv, la mia motivazione principale: far si’ che i romanisti possano gioire per un titolo”. A dirlo il direttore sportivo della Roma Monchi rispondendo alle domande dei tifosi che sui social hanno utilizzato l’hashtag #AskMonchi. In Champions League “credo che dobbiamo essere ambiziosi e dobbiamo credere di poter arrivare il piu’ lontano possibile, anche se e’ ovvio che dovremo mantenere i piedi per terra. Il primo obiettivo deve essere la qualificazione alla fase successiva e da li’ cominciare a sognare“, aggiunge l’ex ds del Siviglia, secondo cui “la Roma e’ un grande club. Roma e’ una grande citta’ dove tutto ha una risonanza maggiore e dove le ripercussioni sono sempre amplificate. Conseguentemente ci sono molte piu’ pressioni. Non mi sono sorpreso di quello che ho visto quando sono arrivato qui. Quando ho deciso di venire alla Roma non pensavo di trovare un club dove sarebbe stato tutto tranquillo. Il calcio e’ pressione, e’ esigenza, cosi’ come lo e’ la Roma. E credo che sia una cosa positiva. Dobbiamo essere ambiziosi e sentire la pressione dei tifosi, dei mezzi di comunicazione. Questo ci deve spingere a essere migliori”. E’ importante aver mantenuto in rosa pilastri come Nainggolan, Strootman e De Rossi, “ma anche giocatori come Dzeko, Perotti, El Shaarawy. Credo che il mercato non sia solamente comprare o vendere giocatori. C’e’ un ‘terzo’ mercato che consiste nell’essere in grado di trattenere giocatori importanti che possano fungere da guida ai giocatori che arrivano e a quelli che sono gia’ presenti in squadra. Radja, Kevin e Daniele ne sono un esempio. Era uno dei miei obiettivi quando ho iniziato a lavorare per la Roma e sono soddisfatto di essere riuscito a farli rimanere”.

CALCIOMERCATO ROMA, IL PUNTO DI MONCHI – Non e’ arrivato un altro centrale di difesa perche’ “abbiamo constatato che con i cinque presenti in rosa, Leandro Castan, Kostas Manolas, Juan Jesus, Federico Fazio e Hector Moreno, siamo coperti per disputare le tre competizioni. Karsdorp? Ovviamente eravamo a conoscenza della situazione di Rick e del suo infortunio e sapevamo che dal punto di vista medico in quattro settimane avrebbe potuto recuperare. E che poi avrebbe avuto bisogno di due/tre settimane per iniziare a lavorare con il gruppo. Credo che quattro, sei, otto settimane non siano niente considerando i cinque anni di contratto. Abbiamo molta fiducia in Karsdorp e fortunatamente dalla prossima settimana sara’ a disposizione del mister e per questo sono molto contento e soddisfatto”. A chi gli chiede perche’ sia stato comprato Defrel prima di Schick, entrambe prime punte, ‘sprecando’ cosi’ 23 milioni, Monchi risponde cosi’: “Credo che il termine ‘sprecare’ non sia appropriato. Credo che debba essere letto diversamente. Dobbiamo essere contenti di avere in squadra Defrel, Patrik ed Edin. Sono giocatori, soprattutto Patrik e Defrel, che possono ricoprire due ruoli diversi. Per me e’ motivo di soddisfazione avere in squadra tre giocatori di questo livello. Defrel, poi, e’ un giocatore che ci dara’ molto sotto diversi punti di vista. Abbiamo gia’ detto che Patrik e’ un giocatore importantissimo in ottica presente e futura. Edin lo scorso anno e’ stato fondamentale e lo sara’ anche in questa stagione. Quindi, tornando alla domanda, penso che non ci sia stato uno spreco di soldi e credo che dobbiamo ritenerci fortunati ad aver a disposizione giocatori di altissimo livello”. Lavorare al fianco di Francesco Totti “credo sia il sogno di ogni romanista e io ho la fortuna di farlo. Francesco e’ un libro aperto per quanto riguarda la storia e la conoscenza della Roma, la conoscenza dei tifosi, della stampa, della citta’. E’ come se stessi frequentando un master sulla Roma con il miglior professore sulla piazza”, osserva.
CALCIOMERCATO ROMA, IL PUNTO DI MONCHI – “Se sento piu’ pressione nel ruolo di portiere o in quello di direttore sportivo? Direi che la pressione nei confronti di un direttore sportivo e’ molto piu’ alta perche’ ha molte piu’ responsabilita’ e soprattutto perche’ non scende in campo – la risposta di Monchi -. Il portiere puo’ reagire a questa pressione con l’adrenalina del campo. Se possibile, il direttore sportivo il giorno della partita deve far fronte a una pressione ancora maggiore, per il nervosismo e perche’ e’ sostanzialmente impotente. Rispetto al portiere, il direttore sportivo deve convivere molto di piu’ con il nervosismo, con la pressione e con le maggiori responsabilita’“. (ITALPRESS).