Felipe Melo chiama l’Inter: “Tornerei in Serie A, se chiamasse Mancini”

L'ex centrocampista della Juventus, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha parlato del suo futuro e non ha escluso un ritorno in Italia

Felipe Melo, il discusso ex centrocampista della Juventus, attualmente in forza al Galatasaray, ha parlato del suo rientro in campo dopo l’infortunio, alla Gazzetta dello Sport: “Sono tornato più di un mese prima rispetto a quanto diceva il dottore. Non sono al 100%, mi manca un po’ di fisico ma ci sono. Il derby con il Fenerbahce l’ho visto in tv, mi sono arrabbiato perché ho visto loro con più voglia di vincere di noi. E hanno vinto. Forse quello che posso dare io alla squadra si sente particolarmente quando non c’è, ma abbiamo una rosa ampia. Lavoro tanto e mi fa piacere essere importante”.

Alla conquista del titolo numero 20, grazie sopratutto alle giocate di un’altra conoscenza del calcio italiano: “Io e Sneijder abbiamo stretto un bel rapporto. È un campione, da lui ti aspetti questo. In campo lavoro per lui, e poi ci fa vincere. È sereno, tranquillo, le voci di mercato non lo toccano. Ora è tosta perché la corsa è a tre, c’è pure il Besiktas che gioca davvero bene. Ma noi siamo il Galatasaray, sappiamo che, se vogliamo, dipende solo da noi”.

Il Galatasaray doveva aveva Cesare Prandelli al timone, ma le cose per l’ex ct azzurro non sono andate bene: “In Turchia quando arriva un allenatore da fuori, specie con un curriculum così, pensano che sia uno che ti fa trionfare subito. Prandelli resta un grandissimo, ma qui non è riuscito a vincere: k.o. in Supercoppa col Fener, fuori ai gironi in Champions, prendevamo un sacco di goal. Ovvio, non dipende solo da lui, in campo vanno i giocatori, però è evidente che qualcosa non ha funzionato”.

Poi Melo ha parlato del suo rapporto con Roberto Mancini, dichiarando che una chiamata dell’allenatore dell’Inter potrebbe anche convincerlo a tornare in Serie A: “Con Roberto c’è stato uno scambio di sms, l’in bocca al lupo, nulla più. Ma, a parte l’amicizia che ci lega, con lui mi piacerebbe lavorare ancora. È un grandissimo, ha vinto ovunque, ed essere allenato da un big come lui è il massimo. A livello tattico è scrupolosissimo. La Serie A? Il livello è sceso. Tante stelle sono andate via, e il campionato era molto più “tirato”. La Juve passava quello che sta passando il Milan ora, poi si è rinforzata in tutti i campi e domina. Dal prossimo anno però vedo una bella lotta. Al Napoli metti 2-3 rinforzi e può aspirare allo scudetto, ed è lo stesso per l’Inter. Il Milan invece deve cambiare tanto ma vedo che stanno arrivando soldi nuovi. Io in Italia? Dipende da chi mi vuole, ma in generale sì. Ho ancora casa a Torino, vengo spesso per shopping a Milano, la mia famiglia sarebbe contentissima”.

Capitolo Nazionale, che potrebbe riaprirsi con il ritorno in panchina di Dunga: “Sono felice innanzitutto perché nel Brasile è tornato il calcio, che prima non c’era. Già dalle prime uscite il cambio si vede: per Dunga parlano i numeri, con lui si vince. E sono felice perché ha parlato di me nelle interviste recenti, mi tiene d’occhio. Il 7-1 con la Germania? È mancato il gioco. Ma non era una novità, in Brasile si sapeva, e appena abbiamo incontrato una squadra forte le abbiamo prese. Mi spiace per i calciatori, gente importante, di talento”.