368 giorni. Questa la durata dell’esperienza di Leonardo Bonucci al Milan. Sbarcato sotto la Madonnina, un anno fa, come il salvatore della patria, il difensore di Viterbo, dopo una stagione caratterizzata da più bassi che alti, ha deciso di fare marcia indietro e tornare alla Juventus, con la quale è diventato grande e ha arricchito la sua bacheca con 6 scudetti e 3 Coppe Italia. Con il mondo rossonero non si è mai ambientato completamente, nonostante la fascia di capitano affidatagli dal duo Fassone-Mirabelli come simbolo di un nuovo ciclo.
Nel frattempo la Juventus ha dimostrato di poter vincere anche senza Bonucci e i tifosi, delusi dal suo comportamento, non hanno gradito il suo ritorno in bianconero. E lo hanno fatto capire in maniera chiara non riservando alcun bagno di folla al giocatore nel suo sbarco bis a Torino. Bonucci dovrà quindi impegnarsi per cercare di riconquistare la fiducia dei supporter bianconeri, anche se la storia del calciomercato insegna che i grandi ritorni spesso sono un flop.
Da Trapattoni a Kakà, passando per Sheva e Pogba: tornare indietro non è semplice
La nostalgia del ‘grande amore’ non ha colpito solo Bonucci nella storia del calcio. Ma spesso tornare indietro è controproducente. E la stessa Juventus lo ha provato sulla propria pelle. Al termine di un decennio ricco di successi, nel 1986 Giovanni Trapattoni ha decise di lasciare la panchina della Juventus per provare a riportare lo scudetto all’Inter. Ottenuto il tricolore con i nerazzurri, il Trap chiese di tornare in bianconero e fu accontentato. Ma la seconda esperienza sulla panchina di Madama non fu positiva, tanto che a Torino per rivedere lo scudetto cucito sul petto dovettero aspettere l’avvento di Marcello Lippi.
Anche con Fabio Cannavaro le cose non andarono meglio. Due scudetti con la Juve, Calcipoli e la partenza per il Real Madrid. Nel 2009-10 il ritorno a Torino ma la sua unica stagione nella seconsa esperienza a Torino si concluse con un pessimo settimo posto.
Nella storia del Milan, invece, ci sono almeno tre grandi ritorni che non hanno dato i risultati sperati. Come dimenticarsi di Ruud Gullit. L’olandese con i rossoneri vinse tutto quello che si poteva vincere prima di passare nel 1993 alla Sampdoria. Dopo un anno, però, decise di vestirsi nuovemente di rossonero ma la sua seconda avventura a Milano durò solo pochi mesi.
E Kakà e Shevchenko? Due ritorni inaspettati quanto desiderati. Il brasiliano, l’ultimo Pallone d’Oro nella storia del Milan, venne ceduto al Real Madrid nell’estate del 2009. Con la maglia dei Blancos giocò quattro stagioni, deludendo le aspettative, poi Galliani lo riportò nel club rossonero ma nella sua avventura bis con il Diavolo combinerà poco o nulla. Stesso destino anche per Shevchenko. L’ucraino, tra le lacrime dei tifosi del Milan, nel 2006 partì alla volta del Chelsea, motivando il suo addio come una scelta di vita. Le cose non andarono come previsto e l’attaccante due anni dopo chiese a Berlusconi di tornare. Il bis in rossonero però è davvero deludente: 18 presenze e zero gol.
Infine Pogba. Perso a parametro zero in favore della Juventus, il centrocampista francese, due anni fa, ha fatto ritorno al Manchester United per ben 105 milioni di euro. Le aspettative erano molto alte ma nelle ultime due stagioni, l’ex bianconero ha vissuto momenti travagliati, circondato da critiche. Bonucci è avvisato. Il flop può essere dietro l’angolo.