Stavolta neanche il 126esimo centro in 165 gare in Champions League di Cristiano Ronaldo ha permesso ai bianconeri di approdare al penultimo atto della competizione europea, eliminati dal giovanissimo Ajax. Un colpo, quello di CR7, che aveva accreditato il club di Agnelli come uno dei principali favoriti per la conquista della Coppa dalle grandi orecchie. Un addio inaspettato e doloroso per mano dei ‘ragazzini terribili’ di Ten Hag, una squadra che si diverte e fa divertire, che gioca un calcio sfrontato e sempre propositivo. Giovanissimi di grandi prospettive dotati di carattere e personalità, affiancati da due/tre elementi con più esperienza a dirigere l’orchestra. Ieri il più “anziano” degli olandesi in campo era Schone (32 anni), ma la media d’età registrata tra gli ospiti superava di poco i 24 anni e mezzo, con il più giovane che portava la fascia al braccio e al minuto 67 segnava il gol qualificazione. Già, proprio quel fenomeno di de Ligt, diciannovenne ormai pronto a cedere alla corte spietata del Barcellona. Accanto alla sua firma anche quella di van de Beek, appena due anni più grande e autore, oltre che al gol del pareggio, di due prestazioni mostruose che hanno mandato in tilt la Juve. Per non parlare dei vari de Jong, Ziyech o Neres, tutti coetanei ora pronti a fare le valigie e coronare un sogno milionario nei club più blasonati e ricchi del mondo. La vittoria di ieri è la prova della magnifica programmazione in casa Ajax, dove si è passati dalla finale persa a fine maggio 2017 in Europa League col Manchester United alle imprese con Real e Juve, è la carta vincente per un club che non dispone di budget illimitato. E adesso l’Ajax ammazza-grandi fa paura.
Ajax, baby fenomeni e programmazione: i segreti della squadra olandese
