Atalanta, in Europa come in Italia: quando la mentalità non viene snaturata e il coraggio paga

L'Atalanta ha scritto un'altra meravigliosa pagina di storia. Un 4-1 al Valencia nell'andata degli ottavi di Champions League

Una grande notte per l’Atalanta. L’ennesima aperta con la musichette della Champions nelle orecchie. Valencia asfaltato e grande ottimismo in vista della gara di ritorno. Una squadra che sta scrivendo pagine memorabili del calcio italiano e questo libro di fogli bianchi ne ha ancora tanti. Una programmazione perfetta, una capacità organizzativa rara, un’area scout che scova talenti in giro per il mondo e li fa crescere a Zingonia. Un modello che in tanti cercano di imitare, ma si sa quelli bravi sono inimitabili. Il 4-1 al Valencia mette la Dea in una situazione di assoluto vantaggio ma non di tranquillità. Nelle scorse edizioni della Champions abbiamo assistito a delle imprese incredibili, a dei veri e propri miracoli sportivi. Al “Mestalla” sarà un’altra notte di fuoco, un’altra notte da Atalanta. E pensare che questa squadra solo nove anni fa era in Serie B. Una crescita costante che ha portato i bergamaschi a sognare. E con loro sogna un Paese intero, perché tutti gli italiani tifano per questa squadra.

Atalanta
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Atalanta, in Europa come in Italia: la mentalità non cambia

E’ questa la vera forza dell’Atalanta: la mentalità. Quante volte abbiamo sentito le frasi: “Ci adatteremo alle caratteristiche degli avversari” o “Sceglierò la formazione in base all’avversaria” pronunciate dagli allenatori? Tante, troppe. A Gasperini e all’Atalanta non è passato in mente nemmeno per un minuto di snaturarsi. E sì che era la prima volta che i nerazzurri giocavano un ottavo di finale di Champions. E sì che gli avversari erano più esperti, più abituati a certe pressioni, a certi ambienti, a certi palcoscenici. Ma proprio per questo l’Atalanta è unica. Perché ha affrontato la partita come se fosse la Spal o il Brescia di turno (con tutto il rispetto). Certo un Valencia privo di molti giocatori importanti, tra tutti Rodrigo. Un sorteggio che in tanti hanno definito fortunato. Sì, ci sta, viste le alternative ben peggiori. Ma poi devi giocarci e l’Ajax della scorsa stagione insegna. Nessun timore per la banda di Gasperini. Testa alta e partita giocata a viso aperto. Non ci si adatta alle caratteristiche degli altri, si sfruttano al massimo le proprie. E, anche se la posta in palio era altissima, l’Atalanta lo ha fatto. Non si è snaturata, poteva giocare col braccino corto, fermarsi. Mai, non è nella mentalità di questa squadra. Anche in una gara che si gioca su 180 minuti, Gasperini ha dimostrato di voler giocare come sa, come se fosse una gara secca. Giusto così. Ben vengano squadre che fanno come l’Atalanta.

Le chiavi vincenti dell’Atalanta: ritmo, idee, velocità, intensità e leggerezza

Un 4-1 frutto di tante cose. Di un progetto partito da lontano. Di strutture, scouting, programmazione. Ma soprattutto delle idee in campo. Delle idee di Gasperini. Una squadra che si conosce e ormai gioca a memoria. Non sorprende più l’Atalanta, Ormai è questa la routine e anche in Europa cominciano a capirlo. Tre partite, diciamo così, di “apprendistato”. Queste sono bastate all’Atalanta per iniziare a dettare legge anche in Champions. Un cammino partito malissimo, come peggio non si poteva. E che ora sta regalando soddisfazioni per certi versi anche inaspettate. L’Atalanta ha già vinto la sua Champions. Giocare e imporre il proprio calcio contro squadre blasonate come il Manchester City non è cosa da tutti. La stella che incanta. dice l’inno della Dea. E questa squadra incanta. Per idee, ritmo, velocità di pensiero e di azione. Ma anche intensità e leggerezza. La testa dei calciatori sembra sgombra, non c’è la pressione di dover vincere a tutti i costi e questa è sicuramente un’arma in più. Oggi l’Atalanta è padrona della partite. E anche se l’avversario l’ha aiutata con una fase difensiva che definire disastrosa è un eufemismo, la partita di ieri ha dimostrato ancora una volta, se mai ce ne fosse il bisogno, che questa squadra è bella ma concreta. Solo l’occasione di Pasalic ha mancato la via della rete, per il resto un tiro al bersaglio. Esattamente il contrario del Valencia. Gli spagnoli hanno giocato e creato, specie nella ripresa, ma di gol ne hanno portati a casa pochi. Uno. Notte magica per la Dea, con un ma…

Gollini
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Gasperini e Gollini infuriati per il gol subìto e i minuti di blackout

Un ma, anzi un gol che ha fatto arrabbiare non solo Gasperini ma anche Gollini. La rete di Cheryshev ha riacceso una squadra tramortita e che a quel punto poteva crollare definitivamente. E invece al ritorno avremo una partita. Tre gol di vantaggio sono tanti, ma non rassicuranti. Nelle notti europee non puoi distrarti nemmeno un attimo. Gli avversari sono lì, pronti a colpirti. Ed è bastato poco. Perché se c’è un limite in questa Atalanta è la fase difensiva. Il tipo di calcio, l’idea di gioco portano tanti uomini ad offendere con il rischio di scoprirsi e prestare il fianco all’altra squadra. Un quarto d’ora-venti minuti di blackout e le parole di Gasperini e i gesti di Gollini hanno portato alla luce un problemino che, indubbiamente c’è. Difficilmente, in questa stagione, l’Atalanta ha portato a casa dei clean sheet. E Gollini ha dovuto calare un paio di interventi prodigiosi nei minuti finali per evitare che i primi 70 andassero a farsi friggere. Gollini ha infatti fatto i complimenti ai compagni senza però essere particolarmente felice come il resto della squadra. E la sua rabbia non è passata inosservata, seppur contenuta ai gesti. Chi invece si è sfogato con le parole è stato Gasperini. Sì, 4 gol segnati ma le distrazioni non sono piaciute al tecnico. Non conta il risultato a volte ma certe sfumature. E quel blackout finale non è andato giù nemmeno all’allenatore.

Gasperini
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Gasperini detta le linee guida per il ritorno: difenderci? Macché!

Dunque, visti i problemi difensivi, in vista del ritorno meglio stare dietro e proteggere il 4-1 di San Siro. Macché! Già ieri Gasperini aveva fatto intendere la sua idea con il cambio tra Caldara e Zapata. Come, sei sul 4-1 e togli un difensore per mettere un attaccante? Sì, perché l’Italia non è più il Paese del catenaccio. Ben vengano allenatori coraggiosi che vanno a giocare a viso aperto anche dopo un risultato rotondo. Parlavamo di mentalità. Nella testa di questa squadra non c’è l’idea di difendere ma di attaccare, sempre e comunque. Qualunque sia il risultato. Anche in Europa, anche in una gara di andata e ritorno. Giusto così. Ne abbiamo visti tanti di allenatori andati a difendere il punteggio dell’andata e tornati con le ossa rotte. Anche italiani. I casi recenti sono, però, all’estero. Il Psg, forte del 4-0 contro il Barcellona, sconfitto al Camp Nou 6-1. E la scorsa stagione il Barcellona stesso. Dominio all’andata contro il Liverpool, ko ad Anfield e addio alla Champions. Se la storia è fatta affinché non si ripetano gli errori del passato, Gasperini avrà studiato bene questi due esempi. E al “Mestalla” l’Atalanta proverà ad imporre il gioco, come nella sua natura. In Spagna si andrà per attaccare e non per difendersi. Il risultato di San Siro aiuta, la spinta del pubblico bergamasco anche. E oltre ai tifosi atalantini ce ne saranno un altro paio di milioni da casa, quelli italiani, quelli innamorati del calcio. Perché se ami questo sport non puoi non amare l’Atalanta, a prescindere dalla tua fede.