C’è un’Europa a due velocità, quella di Alaba, Reus, Isco e gli altri, di cui l’Italia non regge il passo. E’ la Champions del talento austriaco del Bayern, figlio di un nigeriano e di una filippina, e di tanti altri talenti che spuntano dal centro ai confini del Vecchio Continente come anche quel Tino Jedvaj tenuto tutta la scorsa stagione in naftalina dalla Roma e dal suo tecnico e che ora è titolare indiscusso, al centro della difesa o da terzino destro, di quel Leverkusen in testa al gruppo C della massima competizione continentale. Così mentre Jedvaj arriva anche alla nazionale maggiore della Croazia che si accinge a sfidare l’Italia, non ci sono ragazzi italiani a farla da protagonisti, per lo sconforto di Antonio Conte, andato a studiare di recente i talenti delle genovesi, dopo quelli del Sassuolo, visto che questo propone la ribalta nazionale, mentre da altre parti spuntano anche i vari Hakan Calhanoglu, Son Heung-Min, Koke, Munir e il più ‘stagionato’ (è del 1987) Luiz Adriano, che a forza di segnare a raffica ha guadagnato anche la Selecao. Il top è Alaba, simbolo di quel calcio totale all’olandese che sembra essere rinato sotto le insegne del Bayern di Guardiola: è un talento assoluto, lanciato giovanissimo da Van Gaal, capace di disimpegnarsi al meglio, in ogni zona del campo, visto che nel corso di una stessa partita è capace di passare dal ruolo di difensore centrale a quello di esterno basso destro e poi di fare la mezzala, accanto a un altro ex terzino reinventato uomo di metà campo da Guardiola, ovvero Philip Lahm.
Detto che nel Bayern brilla anche Bernat, nazionale under 21 spagnolo strappato al Valencia, va sottolineato che nel super Real Madrid di ‘Carlo Magno’ Ancelotti, l’idolo del Bernabeu è diventato Isco, amato al punto che ‘mister cento milioni’ Bale, pur correndo anche lui come un ossesso, non è più così sicuro del posto. Reus, in attesa di lasciare il Borussia Dortmund, continua ad esserne il trascinatore, Talisca è il nuovo idolo del Benfica dopo esserlo stato a Bahia, e diventerà un pezzo pregiato del prossimo calciomercato. Vanno forte, almeno in Europa, anche Barcellona e Paris SG, molto meno bene va al Galatasaray di Prandelli, coinvolto suo malgrado in questo momento a tinte non brillanti del calcio italiano, come testimoniano le 4 sconfitte su 8 partite giocate in Champions da Roma e Juventus fino a questo momento. Ma come rimediare a tutto? Forse come ha detto ieri Roberto Mancini a una radio, il maggior ritmo degli altri sarà anche dovuto “ad arbitri che all’estero non fischiano spesso e quindi non spezzettano il gioco come in Italia, dove ci sono più pause”, ma la realtà è anche che, dopo una lunga supremazia e una vittoria, quella nei Mondiali del 2006, che ha ‘mascherato’ i problemi, l’Italia ha fatto zero o quasi investimenti, sulle strutture e sul calcio giovanile. E questi sono i risultati.