Champions, Juve-Barça è anche Pirlo-Xavi: da quasi compagni di squadra a rivali in finale

I due migliori registi illumineranno la finale di Champions League, ma potevano essere compagni in blaugrana

Ci sono giocatori nati per farci dubitare se il calcio sia un semplice sport o qualcosa di più. Ci sono giocatori i cui numeri sono associabili più a un innato talento artistico che a una predisposizione meramente psico-motoria. La loro percezione di quella realtà che si dispiega sul rettangolo verde è di gran lunga più sviluppata rispetto agli altri, vedono cose che i normali calciatori non vedono, la loro mente è svincolata dallo spazio-tempo: prevedono tutto e allo stesso tempo, in 90 minuti, determinano il divenire.

Ierocle di Alessandria, filosofo del V secolo d.C., diceva che i suoi predecessori più illustri, come Platone, Aristotele e Plotino, appartenessero a una “razza sacra“, un novero di individui destinati per natura a cambiare il corso della storia del pensiero. Nel calcio, avviene più o meno la stessa cosa: raramente nasce qualcuno che dimostra di avere delle capacità che vanno ben oltre la portata umana. Non si tratta, qui, di dribbling pazzeschi, tiri al fulmicotone o acrobazie che sfidano le leggi della fisica: si tratta di menti che traspongono il loro genio sul campo da calcio.

A cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80 è accaduto qualcosa di strano: sono nati ben due esponenti di questa “razza sacra”, per i quali il destino (chiamiamolo così) ha voluto che, al tramonto della loro straordinaria carriera, si affrontassero per la competizione più importante: la Champions League. Si tratta, ovviamente di Andrea Pirlo da Flero e Xavi Hernandez da Terrassa, che a Berlino diffonderanno la loro sapienza con due maglie differenti, quelle di Juventus e Barcellona.

Il destino (continuiamo a chiamarlo così), aveva però messo il libero arbitrio degli uomini che assemblano le squadre di calcio di fronte alla possibilità di affiancare questi due profeti. Era il 2011 quando Pirlo, allora al Milan, era stato quasi persuaso da Pep Guardiola a sposare la causa blaugrana, ma fu Silvio Berlusconi, conscio del valore inestimabile del giocatore, ad opporsi a un trasferimento che avrebbe davvero potuto cambiare la storia. Sì, perché con Pirlo e Xavi nella stessa linea mediana il tiki-taka di Guardiola avrebbe raggiunto livelli tali da rendere il Barcellona una squadra forse troppo forte, troppo perfetta per poter esistere.

La storia successiva la conosciamo tutti: Xavi è rimasto in Catalogna, vincendo e incantando, Pirlo ha invece scelto di contribuire al rilancio della Juventus, letteralmente trasfigurata dopo il suo arrivo. Che sia un caso o il risultato di una volontà superiore, l’umanità avrà l’occasione di vederli contendersi il dominio continentale proprio nell’ultima occasione disponibile, visto l’addio annunciato di Xavi al Barça e il futuro non ancora stabilito di Pirlo in bianconero.

A Berlino, non vedremo soltanto 1 Coppa del Mondo, 6 Scudetti, 2 Champions, 2 Supercoppe Europee, 2 Coppa Italia, 3 Supercoppe Italiane e 1 Mondiale per Club contro 1 Coppa del Mondo, 2 Europei 8 titoli di Liga, 3 Champions, 2 Supercoppe Europee e 3 Coppe di Spagna. No, a Berlino vedremo due esponenti della stessa “razza sacra” spiegare al mondo come la Bellezza possa manifestarsi anche in qualcosa di umano, troppo umano, come lo sport. Insieme e contro allo stesso tempo.