“Sei italiane in Champions, l’Europa League è inutile”

Marco Bogarelli, numero uno di Infront, società che gestisce la vendita dei diritti sportivi in Italia, ha dichiarato in un’intervista alla Gazzetta dello Sport: “io non cerco di limitare il mio business, sarei un cattivo manager. Nel calcio non c’è una posizione dominante perché non esercitiamo quel tipo di politica. Ci muoviamo in base alla profittabilità del business, che significa far consumare più calcio. Non è che ora io mi fermi perché qualcuno mi dice che domino qualcosa”. La società di Bogarelli avrebbe agito a favore della rielezione di Beretta in Lega e l’elezione di Tavecchio alla Figc: “i poteri forti sono altri. Noi non facciamo politica, non ci schieriamo, lavoriamo con chi c’è. È vero che Tavecchio per esperienza ci sembrava più adatto, ma semplicemente aveva i numeri per vincere”.

“Oggi l’attenzione si polarizza su pochi brand, tutti vogliono un vestito di ArmaniE’ lo stesso nel calcio, il mercato latino-americano di Real e Barcellona si è trasformato in un mercato globale. La ricetta? Lo stadio è la chiave di tutto. Con investimenti di qualche milione di euro a club, si possono rendere friendly gli stadi attuali. Bisogna far sì che la gente passi più tempo allo stadio e che consumi, come in un centro commerciale” ha spiegato sulla crisi del calcio italiano. La soluzione di Bogarelli prevede più squadre italiane in Champions League: “non esiste che l’Italia versi 270 milioni per i diritti tv di Champions ed Europa League e abbia solo due squadre più una nella coppa più importante. Ci sono cinque Paesi, Italia compresa, che fanno sì che la Champions esista alimentando il 70% del suo fatturato. Via l’Europa League che non ha senso, sì a una Champions con 6 italiane di diritto”.