Il 28 maggio 2003 si è giocata la finale di Champions più attesa: Juventus-Milan. Due italiane in campo, grandi emozioni prima, durante e dopo il match. A Manchester, nello stadio Old Trafford, 63000 spettatori. Davanti ai teleschermi milioni di persone sintonizzate. La prima volta di due squadre nostrane nell’atto finale della coppa europea per club più importante. Una gara non spettacolare, nervosa, tesa, vista la posta in palio. Da segnalare solo un gol annullato ad Andriy Shevchenko dopo pochi minuti di gioco, e una traversa colpita da Antonio Conte nella ripresa. Buffon calò un’incredibile parata su Pippo Inzaghi e lo 0-0 non si sbloccò. Per decidere il vincitore furono necessari i calci di rigore. Per la Juventus di Lippi calciarono Trezeguet, Birindelli, Zalayeta, Montero e Del Piero, con il francese e i due uruguayani a sbagliare. Per il Milan di Ancelotti tirarono, invece: Serginho, Seedorf, Kaladze, Nesta, Shevchenko, con l’olandese e il georgiano a sbagliare. Il Milan sollevò al cielo la coppa. Di quella notte rimarrà nella mente lo sguardo di Shevchenko prima del rigore decisivo, oltre alla Champions alzata al cielo da Paolo Maldini, 40 anni dopo quella sollevata dal padre Cesare.
Juventus-Milan, prima finale di Champions tra due italiane: lo sguardo di Shevchenko e la coppa alzata da Maldini
Il 28 maggio 2003 andò in scena la finale di Champions League tutta italiana: Juventus-Milan. A Manchester, i rossoneri trionfarono ai rigori