Piazza San Carlo – Quanto successo in piazza San Carlo a Torino sabato sera durante la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid è ancora nelle mente di tutti. Doveva essere una serata di sport, di festa e invece si è trasformata in una serata di paura, terrore e panico. Più di 30.000 persone erano davanti al maxischermo per assistere alla partita quando, al terzo goal del Real Madrid un forte boato ha creato il panico facendo pensare ad un attentato terroristico. Comincia il fuggi fuggi e nella ressa rimangono ferite ben 1527 feriti, tre dei quali da codice rosso, tra cui anche un bambino. Il botto è da ricondursi al crollo di una griglia che ha ceduto sulla rampa delle scale. Ma non è tutto. La Digos, dopo aver visto filmati su filmati, ha cercato un ragazzo a petto nudo che, un attimo prima che si creasse il panico, si è messo in una posizione

apparentemente evocativa di un gesto da kamikaze, con le braccia aperte, davanti al ristorante Caval ‘d Brons. Come ci riferisce ‘Repubblica.it’ alle quattro di notte il giovane, che si chiama Davide, era già in questura, identificato dagli investigatori della Digos. A quanto pare era arrivato a Torino dalla Lombardia assieme a un altro ragazzo. Tutti e due sono stati sentiti a lungo dal pm Antonio Rinaudo che, come precisato dal procuratore capo, Armando Spataro, ha aperto un fascicolo, ma senza ipotesi di reato: “Dobbiamo prima chiarire bene la dinamica dei fatti” spiega. Alle 23 sono ancora tutti in questura, ma nessuno è stato denunciato. Anche la fidanzata di Davide, che nel video lo abbraccia per portarlo via dal centro della scena, è stata interrogata. In una pausa, sempre come ci riferisce ‘Repubblica.it’, scendono in strada: “Non ho fatto niente”, dice lui. Lei è preoccupata: “Lo accusano di aver provocato 1500 feriti”. E lui incalza: “Adesso rischio pure il lavoro”.
Piazza San Carlo, emergono altri particolari sul finto kamikaze e sulla presenza degli ultrà
Piazza San Carlo – I cocci delle bottiglie sono stati la vera causa della maggior parte dei feriti: “Alcune ore prima del fischio d’inizio la piazza è stata invasa dai venditori di birre abusivi, con le bottiglie di vetro”, racconta un tifoso che era in piazza. A quanto pare un peso in questa scelta potrebbe averlo avuto la presenza, piuttosto numerosa, di ultrà bianconeri che non erano a Cardiff, ma avevano deciso di restare in città: “Hanno conquistato di prepotenza la guida del tifo, si sono installati sotto il maxi schermo e avevano di tutto, fumogeni, petardi ed erano loro a decidere cosa fare”. Più di un centinaio di ultrà, diffidati dalla questura di Torino si sarebbero trovati in piazza San Carlo, denuncia

il tifoso: “La gestione dell’ordine pubblico era sfuggita di mano già un’ora e mezza prima della partita. Non si capiva chi controllava chi – racconta – Prima hanno fatto entrare i venditori abusivi, mentre dopo i disordini le forze dell’ordine, in particolare la polizia municipale, bloccavano l’accesso alla gente che voleva cercare i parenti feriti”. Secondo l’ex ultrà, sempre come ci riferisce ‘Repubblica.it’, aver permesso a persone più volte segnalate alla Questura di partecipare all’evento ha aumentato i rischi, compresa la possibilità che dei petardi potessero scatenare il panico: “Fare andare in piazza cento persone che sono state diffidate per reati violenti di certo non ha aiutato – attacca – Questa secondo me è stata una scelta precisa, e una scelta sbagliata”.





































