Lo striptease, le minacce, la coppetta: Allegri specchio dello stile Juve che non c’è più

Striptease, minacce e la rivendicazione della vittoria della Coppa Italia: Allegri è lo specchio dello stile Juve che non c'è più

Atalanta-Juventus, finale di Coppa Italia 2023-2024, è una partita che resterà indubbiamente impressa nella memoria di tutti. Non tanto per quanto visto in campo ma per quanto accaduto nel finale e nel post partita. Il gande protagonista della finale di Coppa Italia è stato Massimiliano Allegri. Autentico one-man show quello del tecnico livornese che si è preso il palcoscenico da attore consumato mettendo in mostra tutta la sua teatralità e il repertorio di maschere: il dramma, la rabbia, lo sberleffo.

Lo striptease di Allegri

Il finale è caldissimo e Allegri si… spoglia. Via la giacca, via la cravatta. Una danza indemoniata che sconfina oltre i limiti dell’area tecnica. Uno spogliarello da far invidia, per altro, ben collaudato: il lancio della giacca è ormai un must dei finali di partita, che si tratti di Salernitana o di una finale. Eppure, un allenatore esperto come Allegri, dovrebbe saper gestire più di chiunque altro certi momenti ma teatrini del genere si vedono solo sulla panchina bianconera.

Poi le urla. “Dov’è Rocchi?“. Effettivamente, trovare a bordocampo il designatore arbitrale sarebbe stato difficile. La rabbia è sfociata contro il quarto uomo, con conseguente rosso per proteste. Uno sfogo per qualche decisione arbitrale dubbia di Maresca (rigore su Vlahovic, gol annullato per fuorigioco, ndr).

Il gesto verso Giuntoli e la querelle con Tuttosport

In casa Juventus hanno fatto piacere, ancora meno, i due gesti successivi. Il piena trance agonistica, Allegri ha allontanato Cristiano Giuntoli, il dirigente che potrebbe dargli il benservito a fine stagione. È sembrato quasi un moto d’orgoglio, del tipo: “ora che ho vinto venite a farmi i complimenti“. Il gesto, ripreso dalle telecamere, lascia spazio a poche attenuanti nonostante nel post gara lo stesso allenatore abbia provato a smorzare i toni.

Ancor più grave la querelle relativa alle minacce e agli insulti indirizzati al direttore di “Tuttosport” accusato di scrivere notizie che propendano per l’esonero del tecnico. Ironia della sorte, Allegri rischia l’esonero (immediato) proprio a causa di tali comportamenti: per la Juventus sono ore di riflessione.

La conferenza stampa

Surreale la conferenza stampa post partita. Come se niente fosse, Allegri si è presentato in conferenza stampa decisamente più tranquillo, con la solita espressione guascona e la battuta pronta. Alla domanda su che eredità lascia alla Juventus, il tecnico ha risposto: “eredità… mi hanno già esonerato?“.

Un bipolarismo dialettico che prosegue con la vera risposta: “lascio una squadra forte“. La stessa ‘squadra forte’ per la quale Allegri, puntualmente, abbassa i toni e le aspettative; che quando non fa risultato ha nei giovani un’attenuante e un limite; che ha come obiettivo massimo un piazzamento Champions (top 5) raggiunto, per altro, con una difficoltà estrema nella seconda metà di stagione. Un caotico e ipocrita ‘tutto e il contrario di tutto’.

Lo stile Juve

Striptease, minacce, rabbia. Un finale di partita decisamente poco elegante che macchia il famoso “Stile Juve” quello che Zoff definì: “decalogo non scritto dei doveri dello sportivo professionista. Non è un di più che ha la Juve, è qualcosa che manca a gli altri“; e per il quale Bettega aggiunse: “è comportarsi come in famiglia, con educazione e un grande rispetto reciproco. Queste due cose sono alla base dello stile Juve fuori campo“.

Uno stile che sembra essersi perso nel tempo fra battaglie in tribunale, plusvalenze fittizie, manovre stipendi, intercettazioni, il ‘tradimento’ Superlega, la penalizzazione. Un crepuscolo che coincide con l’era Andrea Agnelli che, probabilmente, ha dato la miglior definizione di cosa sia oggi lo “Stile Juve”: “se devo essere sincero, non lo so. Me lo sono chiesto anche internamente. Lo stile Juventus è qualcosa che gli altri hanno detto di noi, ma non ho mai capito esattamente cosa sia lo stile Juventus. Lo stile Juventus è vincere. E quindi sì, esiste ancora da quel punto di vista“.

Massimiliano Allegri
Foto di Angelo Carconi / Ansa

L’ossessione per la vittoria

Vincere. L’ossessione che sta anche nel motto “vincere è l’unica cosa che conta“. L’estrema sintesi delle ragioni dietro il comportamento di Allegri. Chiudere con un trofeo. Dimostrare di non essere ‘bollito’. Sottolineare che gli obiettivi (minimi) li ha portati tutti a casa e che la società dovrà esonerare un allenatore ‘vincente’.

L’elefante nella stanza? Allegri, con la Juventus attualmente 4ª in campionato superata anche dal Bologna, con oltre 20 punti di distacco dall’Inter, con 2 vittorie nelle ultime 15 di Serie A, che ha visto le coppe europee dal divano di casa per tutta la stagione, ha generato tutto il caos di ieri dopo aver vinto, appena, una Coppa Italia in tre anni.

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