Che fine ha fatto Simone Barone? Dal tetto del mondo ad una nuova carriera [VIDEO]

Parte oggi la nuova rubrica di CalcioWeb “Che Fine Ha Fatto?” in cui sveleremo le curiosità e le avventure di molti personaggi noti del calcio, di cui si sono perse le tracce. Iniziamo con Simone Barone.

IL TETTO DEL MONDO IN 39 MINUTI – L’uomo di oggi è Simone Barone, un nome ed un cognome che nessun italiano potrà mai dimenticare.
Calciatore classe 1978, ragazzo di Nocera Inferiore, il nostro protagonista è un centrocampista modesto e di quantità a cui sono bastati 39 minuti per salire sul tetto del mondo. Quelli divisi contro la Repubblica Ceca e contro l’Ucraina, rispettivamente nella terza partita decisiva per la qualificazione agli ottavi di finale del Mondiale ed ai quarti della suddetta competizione che ci ha visti trionfare nel radioso 2006. Impossibile dimenticare l’azione del gol di Pippo Inzaghi, attuale allenatore del Milan, che con l’egoismo che lo contraddistingueva da calciatore, non gli ha passato la palla, nonostante Barone la chiamasse a squarciagola, ignorandolo e preferendo concludere da solo l’azione contro i cechi di Nedved e Cech.

barone chievoLA FAVOLA CHIEVO – Cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Parma, Barone esordisce in serie A nella stagione 1996-1997 con Carlo Ancelotti in panchina. Le parentesi al Padova ed all’Alzano Virescit sono solo un preambolo per l’esplosione che avviene al Chievo, in cui vive gli anni d’oro dell’era Delneri e si consacra definitivamente nel calcio che conta.

IL PARMA DI PRANDELLI – Nel 2002 torna al Parma e per due anni è un punto fisso del centrocampo di Cesare Prandelli, l’allenatore che qualche anno pià tardi arriverà ad allenare l’Italia. Le belle stagioni in gialloblu gli valgono la convocazione in nazionale, in cui Marcello Lippi lo vede come una riserva affidabile e preziosa.

IL PASSAGGIO MILIONARIO AL PALERMO – Del 2004 è la chiamata del Palermo, fresco di promozione in serie A e ricco di entusiasmo. È la svolta: i siciliani lo pagano 5 milioni e gli anni rosanero sono per lui l’apoteosi. Nel 2006 infatti vive il sogno Mondiale, come detto precedentemente, in un certo senso fattivamente. Da lì in poi c’è il declino.

L’INFORTUNIO ED IL DECLINO – Dopo il trionfo in Germania passa al Torino ed in granata un grave infortunio rovinerà per sempre la sua carriera. Perde l’azzurro e le esperienze successive a Cagliari e Livorno, dopo un anno di inattività, sono solo il preludio per la fine anticipata della carriera, effettivamente a 34 anni, ma di fatto conclusasi negli anni in granata.

BARONE OGGI: LA SUA NUOVA VITA – Dopo il calcio giocato ha conseguito il patentino di allenatore. Sta facendo la gavetta nel Modena, in cui ha iniziato guidando gli allievi nazionali prima e la primavera, che tuttora è alle sue dipendenze, poi. La sua formazione è attualmente all’ultimo posto del Campionato Primavera ed i risultati tardano ad arrivare. Il suo sogno è quello di allenare in serie A e con il lavoro duro siamo certo che riuscirà a realizzarlo!

L’IRONIA SUL WEB – Dicono di lui: “Simone Barone ha vinto più Mondiale di Messi, Cristiano Ronaldo e Neymar“. A parte gli scherzi sembra vero che il suo fosse comunque un ruolo importante all’interno dello spogliatoio della vincente nazionale di Lippi.

RICORDI…MONDIALI! Ecco il bel ricordo che Barone conserva del suo Mondiale: “Il silenzio e la concentrazione erano pazzeschi, quasi da dar fastidio. Allora si alza Gigi Buffon e fa: “ragazzi, ma voi la Coppa del Mondo l’avete mai vista da vicino?”. Materazzi scuote la testa, Totti è perplesso, Cannavaro sorride… “io le ho vinte tutte, ma quella in effetti…”. Ci guardiamo negli occhi. E Cannavaro, nel silenzio, si alza in piedi: “Questo vuol dire che pochi uomini al mondo hanno avuto e avranno la possibilità di sfiorarla. Allora ragazzi andiamo a prendercela e alziamola”. Ecco, lì scattò qualcosa di speciale, capimmo che era il nostro giorno, perdere ci avrebbe lasciato un senso di vuoto per tutta la vita.
Certe volte mi chiedono se sento mio quel Mondiale. Mi viene da ridere. Ho giocato due partite e ho fatto parte di un gruppo pazzesco, unito come un pugno, certo che quel Mondiale lo sento mio. L’avevo vissuto passo dopo passo, senza farmi illusioni. Il primo step era restare nel giro della nazionale, poi quello più importante era entrare nella lista dei convocati, a quel punto l’ambizione massima diventava scendere anche in campo con la maglia azzurra. Ho vissuto queste tre pagine della mia vita con un’emozione e una carica pazzesca. Mi sento un uomo e un giocatore fortunato”.

In bocca al lupo Simone e grazie di tutto.

Regaliamo, per ricordarlo, questo indimenticabile video, di cui non è protagonista, ma in qualche misura è come se lo fosse!