Dalla Bundesliga alla Jihad: l’incredibile storia di Trabelsi, il centravanti che adorava Bin Laden

Il tunisino Nizan Trabelsi dopo aver giocato col Fortuna Dusseldorf, si è avvicinato ad Al Qaeda in Afghanistan: "Bin Laden mi disse di chiamarlo papà"

Di storie incredibili nel calcio se ne sentono parecchie, ma poche battono quella di Nizan Trabelsi, attaccante tunisino con una carriera passata tra Standard Liegi e Fortuna Dusseldorf: problemi di alcool e droga, una carriera finita troppo presto ed infine l’avvicinamento ad Osama Bin Laden. Nel 2009 venne a contatto con Tarek Maaroufi, Abou Qatada e Abou Hamza, segnalati dall’FBI come intermediari di Al Qaeda in Europa: fu così che cominciò una lunga serie di viaggi in Nord Africa e Medio Oriente, per poi trasferirsi in Afghanistan.

Lì conobbe Osama Bin Laden che, secondo una testimonianza dello stesso Trabelsi durante il processo, gli disse di chiamarlo “papà” e di “affidarsi a lui per qualsiasi cosa”. Comincia una lunga serie di crimini e condanne: venne arrestato il 13 settembre 2001 in Belgio, due giorni dopo l’attacco alle Torri Gemelle, con l’accusa di preparare un attentato contro la base americana di Kleine-Brogle e nel 2003 venme condannato a 10 anni di prigione. Nel 2013 il suo nome tornò d’attualità: gli Stati Uniti riuscirono ad ottenere l’estradizione del tunisino e tramutarono la condanna in ergastolo. Il ricorso alla Corte europea dei diritti umani ha però dato ragione a Trabelsi, che Giovedì potrebbe tornare libero.