La lezione di vita di un piccolo calciatore a suo padre

Il calcio è una scuola di vita, se preso per quello che è: un gioco. Ci ha commosso moto una lettera che sta girando tra le varie scuole calcio, pare che l’abbia scritta Michelangelo, un bambino di 10 anni, e l’abbia indirizzata al suo papà e idealmente a tutti i genitori, a tutti gli sportivi, a chi ama il calcio.

A mio Padre (e non solo)

Lo sai papà, che quasi mi mettevo a piangere dalla rabbia, quando ti sei arrampicato sulla rete di recinzione urlando contro l’arbitro? Io non ti avevo mai visto così arrabbiato! Forse sarà anche vero che, lui, l’arbitro, ha sbagliato: ma quante volte io ho fatto degli errori senza che tu mi dicessi niente…
Anche se ho perso la partita “per colpa dell’arbitro”, come dici tu, mi sono divertito lo stesso. Ho ancora molte gare da giocare e sono sicuro che se non griderai più, l’arbitro sbaglierà meno. Papà, capisci, io voglio solo giocare, ti prego lasciamela questa gioia, non darmi suggerimenti che mi fanno solo innervosire: “tiraaa”, “passaaa”, “buttalo giù”. Mi hai sempre insegnato a rispettare tutti, anche l’arbitro, gli avversari e di essere educato…
E se buttassero giù me, quante parolacce diresti? Un’altra cosa, papà, quando il “mister” mi sostituisce o non mi fa giocare, non arrabbiarti! Io mi diverto anche a vedere i miei amici stando in panchina. Siamo in tanti ed è giusto dare a tutti la possibilità di giocare (come dice il “mister”). E, per piacere, insegnami a pulire le mie scarpe da calcio, non è bello che tu lo faccia al posto mio, ti pare?
E, scusami papà, non dire alla mamma, al ritorno della partita “oggi ha vinto” o “ha perso”, dille solo che mi sono divertito tanto e basta. E poi non raccontare, ti prego, che ho vinto perché ho fatto un goal bellissimo: non è vero papà! Ho buttato il pallone dentro la porta perché il mio amico mi ha fatto un bel passaggio, il portiere ha parato tutto, perché assieme agli altri miei amici, ci siamo impegnati moltissimo: per questo abbiamo vinto (ce lo ha detto anche il mister).
E, ascoltami papà, non venire nello spogliatoio al termine della partita per vedere se faccio bene la doccia o se so vestirmi, ma che importanza ha se mi metto la maglietta storta? Papà, devo imparare da solo, sta sicuro che diventerò grande anche se avrò la maglietta rovesciata, ti sembra? E lascia portare a me il borsone: vedi? C’è stampato sopra il nome della mia squadra e mi fa piacere far vedere a tutti che io “gioco a pallone”. Non prenedertela, papà, ma adesso è già tardi, devo correre al campo per l’allenamento. Se arrivo tardi, il “mister” non mi farà giocare la prossima volta…

Ciao,
un giovane giocatore