L’autobiografia di Rudi Garcia “Tutte le strade portano a Roma. Il calcio è la mia vita” mette in risalto un lato dell’allenatore giallorosso molto particolare e soprattutto poco visibile dall’esterno. Lo si vede già dai rituali pre-partita del mister francese:
“A un’ora dal calcio d’inizio non c’e’ niente che possa farmi uscire dalla mia bolla. Sono inavvicinabile, quasi inaccessibile. Ci sono però due rituali di cui ho assolutamente bisogno. Quando i giocatori vanno in campo per il riscaldamento mi ritiro in un angolo, da solo, in tranquillità. Creo il vuoto attorno a me. A volte mi lucido le scarpe, oppure mi fumo una sigaretta. E allora prendo il telefono. La prima chiamata è personale, per mia madre. La seconda è di natura professionale: telefono a Christophe Prudhon”.
Si è fatto strada da solo Garcia, si sente libero e reputa molto importante il rapporto tra allenatore e giocatori: “Farsi sentire è una cosa, farsi capire è un’altra. Ma le due cose devono procedere di pari passo in uno spogliatoio”.
Vengono citati poi gli avversari, con quel sogno/speranza che si chiama scudetto: “Aspetto la gara di ritorno con la Juventus con impazienza. Mi auguro che possa risultare decisiva per entrambe le squadre. Stiamo avanzando, passo dopo passo, per stordire i nostri avversari nel turbine dei nostri sogni. I miei e quelli di tutti i romanisti”.
Dedica finale e attestato di stima per il capitano Francesco Totti, paragonato a Platini e Maradona. Un Rudi Garcia del tutto inatteso.