“La mia è una generazione che viene dal calcio di strada: ricordo che scavalcavo il muro e andavo a giocare a pallone nei campi vicino a casa, con le porticine fatte con i maglioni”. Inizia così il racconto di Marco Tardelli, campione del Mondo a Spagna ’82, nel corso della trasmissione ‘La tribù del calcio’ su Mediaset. “A casa, mia mamma si lamentava sempre: un po’ perché rovinavo le scarpe, un po’ perché secondo lei ero troppo magro e malaticcio per dedicarmi a questo sport. Ma io non l’ascoltavo, d’estate giocavo dalla mattina alla sera, niente vacanze – ricorda – grandi partite e poi tutti a rubare susine e uva. Era bellissimo”. Ancora riavvolgendo il nastro dei ricordi: “Sono cresciuto in una serena povertà: un’infanzia bellissima, tre fratelli che mi hanno sempre protetto, un padre presente che alla sera al suo rientro giocava sempre con noi. E naturalmente mia madre, che oggi ha 92 anni e sono così felice di avere ancora qui con me. Lei era la più severa, voleva che studiassimo di più”.
“Papà si convinse a farmi provare l’avventura nel calcio grazie ai miei fratelli – ha detto ancora Tardelli – sono loro che hanno insistito tanto, che mi hanno comprato la prima valigia per andare in ritiro. Mio padre di calcio non capiva niente, non ci credeva. Venne a vedermi solo una volta, quando con il Como fummo promossi in serie A. Da piccolo ero interista per esclusione, perché i miei fratelli tifavano uno per la Fiorentina, uno per il Milan e uno per la Juve”. “Il mio idolo era Gigi Riva – ha raccontato l’ex centrocampista azzurro – era mancino e grazie a lui sono diventato ambidestro. Io ero destro ma volevo calciare come lui e allora passai sei o sette mesi a giocare con gli amici calciando solo di sinistro. Ma il problema che avevo era un altro: ero piccolo, magro, esile e nessuno mi dava credito”. La svolta. “Feci diversi provini: con la Fiorentina, il Bologna, il Milan, ma tutti mi chiusero le porte in faccia. A credere in me alla fine fu il Pisa – ha detto Tardelli – poi arrivò il Como e a 21 anni il passaggio alla Juventus, anche se a dire il vero prima della Juve era tutto fatto con l’Inter: ricordo che Fraizzoli aveva già fatto le foto con me”. Ma Boniperti ancora una volta riuscì nell’impossibile. “L’accordo col Como era di 700 milioni più Guida. Ma a un certo punto arrivò Boniperti con il cash: un miliardo. Ovviamente il Como accettò. Ricordo che a contratto siglato Boniperti chiese a Beltrami (allora direttore dell’Inter, ndr) se lo avesse fregato o meno. E Beltrami gli rispose che sarei andato al Mondiale già nel ’78. E così fu. Firmai per la Juve a 21 anni e quell’estate arrivai in sede con la catenina al collo, il braccialetto e i capelli lunghi. Boniperti, quando mi vide, mi disse di togliermi tutto e tagliarmi i capelli. In quel momento capii che la mia vita stava davvero cambiando”.