Due anni e 4 mesi fa il Napoli di Aurelio De Laurentiis vinceva la Coppa Italia, primo trofeo dell’intera gestione grazie ai gol di Cavani e Hamsik in finale contro la Juventus.
Walter Mazzarri quella sera si presentò col suo solito 3-5-2, composta da De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Aronica, Maggio, Dzemaili, Inler, Zuniga, Hamsik, Lavezzi e Cavani: ecco gli 11 eroi che quella sera fermarono la striscia positiva dell’imbattibile Juve di Antonio Conte.
Tornando nel presente dopo queste breve tuffo nel passato, analizziamo l’attuale formazione dei partenopei di Rafael Benitez: Rafael, Zuniga, Albiol, Koulibaly, Britos, Lopez, Inler, Callejon, Hamsik, Insigne, Higuaìn, con i vari Maggio, Mertens, Ghoulam, Gargano e Michu spesso a subentro.
La domanda che sorge spontanea adesso è: ma questo Napoli è davvero qualitativamente più forte di quello passato? La rosa è sicuramente più completa e lunga, ma il famoso salto di qualità che tanto viene aspettato e chiamato non è ancora arrivato e per quest’anno difficilmente arriverà vista l’attuale posizione in classifica.
In due anni e mezzo siamo passati dal 3-5-2 tutto ripartenze ad un 4-2-3-1 con più possesso palla e fraseggio nello stretto, ma a conti fatti la musica non è cambiata, visto che gli azzurri si sfaldano sempre proprio sul più bello.
Delle riflessioni sul mercato potrebbero aiutare a trovare la chiave di volta per capire la situazione: De Sanctis ha lasciato il posto ad un insicuro Rafael, Cannavaro e Campagnaro sono partiti per far giocare Albiol e Koulibaly, che non sono proprio Nesta e Cannavaro, mettiamola così.
Inler e Gargano sono ancora al loro posto, ma si gioca il posto con David Lopez e De Guzman, che non sembrano dei giocatori in grado di fare la differenza rispetto a Behrami e Dzemaili.
In avanti Capitan Hamsik è spesso limitato dal nuovo schieramento, i vari Callejon, Insigne e Mertens non hanno fatto rimpiangere Lavezzi e Gonzalo Higuaìn… già, Gonzalo Higuaìn: il pipita che doveva essere il trascinatore, sta facendo una fatica immane.
Se consideriamo che il suo apporto doveva essere simile a quello di Edinson Cavani, inutile dire che siamo rimasti delusi. Ottimo giocatore, grande uomo assist, tecnica eccellente, ma il Matadòr era un’altra cosa, parlano i 104 gol segnati in 138 partite.
Facile parlare a fatti avvenuti, ma i tifosi del Napoli non ci stanno più e la contestazione di ieri sera ne è la prova lampante (da condannare in qualunque caso, visto che la protesta deve sempre essere civile).
Serve qualcosa in più per raggiungere il top, serve un cambio di rotta per mettersi davvero alle spalle il passato…passato che per il momento è sempre presente, in campo e nella testa di tutti.