Doveva essere una festa di sport e passione. E noi avremmo voluto scrivere di calcio, di moduli, di schemi, di allenatori sempre più bravi, di calciatori sempre più preparati atleticamente, di partite sempre più equilibrate con una forbice tra nazionali che vede il gap tra le big e le altre sempre più ristretto. Lo dicono i tornei precedenti a questo, lo confermano le prime partite di Euro 2016. Ma non possiamo certo parlare di calcio mentre due tifosi lottano tra la vita e la morte a Marsiglia dopo la follia degli scontri ultras tra i sostenitori dell’Inghilterra e quelli della Russia, che si scontreranno stasera per il loro esordio agli Europei. Tutto è iniziato ieri sera per futili motivi, è bastata una rissa in un pub ed è scoppiata una vera e propria guerriglia urbana. Dovevano soltanto abbracciarsi e vivere insieme un evento di festa, invece hanno trasformato una tranquilla città francese in una vera e propria trincea.
La guerriglia è continuata fino ad oggi pomeriggio, neanche l’inizio della partita (tra poco più di un’ora) riesce a stemperare gli animi. I feriti sono almeno 6, tra cui un russo ricoverato in Ospedale in condizioni molto gravi e un inglese a cui i poliziotti hanno dovuto fare un massaggio cardiaco. L’uomo, infatti, era in arresto cardiaco ed è stato rianimato e poi trasportato in Ospedale.
Tutto ciò accade nel principale palcoscenico calcistico internazionale del momento: riflettiamoci bene quanto non ci pensiamo due volte ad affibbiare al calcio italiano (che avrà pure i suoi difetti) le etichette di “peggiore”, “incivile”, “retrogrado”. Molto spesso, invero, proprio dall’Italia arrivano grandi lezioni di civiltà. In campo e sugli spalti.