ROMA-LIONE – Dopo aver regalato goal e spettacolo nei turni precedenti, alla Roma non sono bastate due partite giocate prettamente all’attacco per approdare ai quarti di finale dell’Europa League targata 2016-2017. Tanti rimpianti per i giallorossi che, pur incontrando un valido avversario come il Lione, avevano dimostrato di essere all’altezza della situazione. A rovinare i piani e le prestazioni della squadra di Spalletti sono stati i soliti imprevisti: qualche leggerezza di troppo in difesa unita a un paio di scelte discutibili dello stesso allenatore hanno spianato la strada ai francesi, che per 180 minuti avevano subito l’offensiva dei capitolini, salvo qualche sporadico (ma spesso letale) contropiede. Ciò è avvenuto tanto nella partita d’andata, giocata a Lione e finita 4-2, quanto in quella di ritorno, terminata 2-1 all’Olimpico. Cambia lo stadio… la partita no.

ROMA-LIONE – All’andata parte meglio la Roma, ma la solita ingenuità difensiva degli uomini di Spalletti regala il vantaggio ai francesi, i quali però mollano la presa e vengono rapidamente surclassati dal dominio dei capitolini che ribaltano il risultato. A questo punto però la Roma è stanca, continua ad attaccare, ma lo fa più con il cuore che con il gioco; Spalletti non cambia nulla fino a pochissimi minuti dalla fine e il Lione, approfittando della confusione nelle file avversarie, segna tre goal preziosissimi. Il più importante, quello del 4-2, arriva proprio all’ultimo secondo, a firma dell’astro nascente Lacazette: è infatti da sottolineare come alla Roma sarebbe bastato perdere 3-2 per poi fare una partita quanto meno tranquilla in casa, una missione non impossibile visto il risultato finale del ritorno (2-1) e la scarsissima propensione del Lione ad attaccare. È proprio questo, dunque, il primo grande rimpianto di una squadra destinata a fare una partita di ritorno improntata all’attacco, ma che nonostante una buona partenza subisce nuovamente goal per prima.

ROMA-LIONE – Fortunatamente la Roma non si scompone, passa all’attacco, perviene al pareggio con Strootman, uno dei migliori in campo, e soprattutto sfiora ripetutamente il goal del raddoppio, impedito soltanto dalle grandi parate del portiere avversario, il portoghese campione d’Europa Anthony Lopes. Raddoppio che tuttavia non arriva, almeno finché Spalletti non decide di mandare in campo El Shaarawy, già decisivo a Palermo con un suo goal. L’ingresso in campo del “Faraone” cambia la partita, una Roma stanca per le energie concentrate nel primo tempo riprende linfa, velocità e fantasia e riesce a raddoppiare, grazie a un maldestro autogoal del Lione, propiziato proprio dall’italo-egiziano, fosse stato titolare… Il secondo tempo scorre via fra i tentativi da parte della Roma di segnare il goal-qualificazione e qualche pericoloso contropiede dei Francesi, ma alla fine il risultato non cambia e la Roma torna a casa con la magrissima consolazione di essere stata l’ultima italiana ad abbandonare l’Europa League 2016-2017, in un’edizione, l’ennesima negli ultimi anni, in cui le italiane si sono distinte più per i rimpianti e per le incredibili rimonte subite piuttosto che per i risultati: Inter, Roma e Fiorentina hanno preferito una dispendiosa, a volte sterile, corsa all’Europa attraverso il campionato, anziché puntare su una competizione che, se vinta, porta la diretta qualificazione in Champions League, oltre che il prestigio di un trofeo europeo vinto, due cose di cui il nostro caro, vecchio calcio avrebbe un forte bisogno.
di Andrea Criserà


















