Calcio e tattoo vanno a braccetto: da Icardi a Bonucci, storie di vita impresse sulla pelle [FOTO]

Molti ne hanno il corpo ricoperto e non vedono l'ora di sfoggiarli fuori e dentro il campo: i calciatori e la loro passione per i tattoo

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È risaputo che la parola “tatuaggio” venga, di regola, associata ai calciatori. Molti ne hanno il corpo ricoperto e non vedono l’ora di sfoggiarli fuori e dentro il campo, dando vita ad una vera e dilagante moda. C’è un aspetto che stupisce, però; i marchi indelebili incisi sulla pelle sono, per lo più, dedicati alle loro famiglie e alla loro fede religiosa, quasi come fossero pegni d’amore e inni alla vita. Vita, che dopo tanti sacrifici, li ripaga abbondantemente.

Anche i giocatori della nostra serie A non disdegnano questo tipo di arte. È un esempio Luiz Adriano, attaccante brasiliano del Milan, neo arrivato, molto attivo sui social. Qualche settimana fa ha pubblicato su instagram il suo nuovo tattoo, che sul petto ritrae un quadretto di famiglia accompagnato dalla frase “Family first”, lasciando intendere la sua totale devozione per i componenti del suo nido. E come dimenticare i tatuaggi che Simone Pepe ha dedicato alla figlia?! Un diamante con l’iniziale del nome e una chiave con la data di nascita di Rebecca. Segni molto discreti e significativi. Al contrario di lui c’è poi chi ha voluto esagerare.

Icardi, padre giovanissimo (classe ’93), non ha voluto risparmiarsi il nome della figlia tatuato, in formato gigante, sul petto e il ritratto della stessa sul polpaccio con un’orologio più in basso che segna l’ora in cui è nata.

Non da meno è stato Leonardo Bonucci: il nome del figlio, Lorenzo, gli scorre per tutta la colonna vertebrale, assicurando al primogenito un’importanza proporzionale allo spazio che occupa sul suo corpo. Ci chiediamo se gli altri figli non saranno gelosi. Un posto particolare, in questa Top five, merita Ezequiel Lavezzi con la sua immensa passione per i tatuaggi. Stelle, una pistola, Maradona che palleggia con la testa,ma non solo.. La sua fede religiosa, addirittura quasi palpabile e potente, lo ha indotto a tatuarsi immagini sacre sul petto, proprio lì sotto, a premere contro la divisa, come un incoraggiamento continuo ad andare avanti contro le difficoltà e come ringraziamento per le cose belle ricevute dalla vita. Da questi particolari, è agevole comprendere che anche i calciatori cercano protezione nelle piccole cose. Pur idolatrati e milionari, nascondono alcune insicurezze dietro un simbolo, un’immagine, una frase incisa sulla pelle… E beati loro, per cui un tatuaggio fin troppo visibile non costituisce un pregiudizio sul lavoro!

Clarissa Amendola