“Lei non sa chi sono io”: il ‘lato B’ della vita dei calciatori

Calciatori spesso al centro di discussioni per lo stile di vita tenuto fuori dal campo, nel bene o nel male l'importante è che se ne parli

Avete mai provato a guadagnare tempo saltando la fila alla posta? O a salire sull’autobus senza aver fatto prima il biglietto? Avete mai tentato di fare uno strappo alle regole? Probabilmente si! Ora, immaginate che tutti i vostri misfatti vengano liberamente sbattuti in prima pagina, proprio come succede ai nostri calciatori, che “godono” e subiscono una forte attenzione mediatica. Molte volte è accaduto che, approfittando del piedistallo su cui sono posti dalla società, molti dei calciatori hanno cercato di ottenere agevolazioni di ogni specie, ma è anche vero che costantemente, sviste, piccole e grandi astuzie, errori comuni degli stessi diventano il pane quotidiano dei famelici di scoop. È incredibile come un parcheggio nel posto per i disabili, fatto da Icardi pochi giorni fa, diventi un caso plateale e occasione di giudizi e di colpevolizzazioni, come fosse una rarità. Premesso che le regole vadano chiaramente rispettate, la multa ricevuta dal calciatore diventa una doppia sentenza: condanna al pagamento della pena pecuniaria e alla gogna pubblica. Bisogna avere, pur sempre, l’umiltà di capire che essere riconosciuti per strada e guadagnare milioni non concedono il diritto di sfuggire a sanzioni o a far chiudere un occhio.

storari Questa umiltà è mancata, però, in un’occasione, ad un campione di sportività in campo. Marco Storari, infatti, secondo le fonti, nel 2012, avrebbe minacciato un’addetta ai check-in, rea di non aver trovato una postazione più comoda per la moglie incinta. “Compro questa baracca e ti mando a fare la giardiniera”, avrebbe detto. Una frase che suona tanto di “Lei non sa chi sono io” e che lascia trasparire molta arroganza. Ovviamente, non escludiamo che per Storari, marito e calciatore esemplare, questo sia stato solamente un caso eccezionale, legato alla preoccupazione per lo stato di gravidanza della moglie. C’è poi chi, la stessa frase, probabilmente, non la pronuncerà mai, perché conscio di essere fin troppo noto. Mario Balotelli, addirittura, crede di essere bersagliato proprio per il fatto di chiamarsi Balotelli; tant’è che “Why always me?” è diventato il suo motto.

Clarissa Amendola