Ancelotti si racconta a 360°: dalla prima stagione al Napoli fino ad aneddoti e ricordi del passato

Intervista esclusiva del "Corriere dello Sport" a Carlo Ancelotti, allenatore del Napoli, nel giorno del suo sessantesimo compleanno

Intervista esclusiva del “Corriere dello Sport” a Carlo Ancelotti, allenatore del Napoli, nel giorno del suo sessantesimo compleanno. Tanti i temi trattati da Ancelotti che, da Vancouver, scherza: “Mi sento alla grande, qui mi restauro. Bici, piscina, lunghe camminate. Siamo a un quarto d’ora di macchina da Vancouver. Sì, sto alla grande – ripete –, a tavola mi trattengo, ho imparato a farlo, me lo sono imposto il secondo anno a Londra quando stabilii il record del peso, e non si trattava di un lancio”. 

Ancelotti ricorda i suoi maestri: “Liedholm si prese cura di me, mi aveva voluto lui, mi insegnò un sacco di cose, anche a stare al mondo. Prima di lui Giorgio Visconti, il mio allenatore negli allievi del Parma, e Bruno Mora. I suoi racconti uno spettacolo, diciamo che fuori dal campo era un discoletto, ma sul campo un maestro, mi insegnò a muovermi, a fare delle scelte. Mi raccontò anche che per giocare titolare menò di brutto un compagno di squadra in allenamento, e lo ruppe. Visconti era stato un buon centrocampista nel Bologna. Tra i giocatori mi viene in mente Mongardi, ex dell’Atalanta, della Spal. Tutta gente alla quale devo tanto. Fino ad Arrigo, il numero uno. Righe ci ha aperto gli occhi, è stato un innovatore, in particolare nella preparazione. Non mollava mai e ancora oggi non molla, è sempre prodigo di consigli, dopo ogni partita arriva la sua telefonata. “Carlo, l’esterno stava un po’ troppo largo”. Ma l’esterno era Ronaldo, Arrigo, lascialo largo, lascialo stare dov’è. Per lui non esiste Ronaldo o un altro, un esterno è un esterno e deve rispettare il copione“.

Sui moduli adottati durante la prima stagione al Napoli, Ancelotti dichiara: “Il 4-4-2 ti consente di coprire meglio il campo. In fase offensiva abbiamo usato il 3-1-5-1 e il 2-3-4-1. Con il 4-3-3 spesso il centravanti si trova isolato contro i due centrali. Il primo anno è stato di transizione. Ora la fionda è tirata ed è pronta a colpire“.

Sul possibile passaggio di Sarri alla Juventus, Ancelotti dice la sua: “Il legame tra Sarri e i napoletani è stato molto forte, è comprensibile che qualcuno la viva male. Ma Sarri è un professionista e a volte il mestiere ti porta a fare certe scelte. Pensate a Capello dalla Roma alla Juve o Ronaldo dall’Inter al Milan. Il tempo aggiusta tutto“.

La partita della vita di Ancelotti: “Ne indico due: Milan-Manchester United e la finale di Istanbul, almeno la prima parte. L’ho rivista tre settimane fa per la prima volta in 14 anni”. E la peggiore? “Bologna-Milan, giocammo malissimo, rischiando di compromettere la qualificazione in Champions. La partita di Coppa ad Evian col Psg. Mi incazzai con Verratti che si era fatto espellere. Diedi un calcio ad un cartone che centrò la testa di Ibrahimovic. Lui si girò e mi disse: ‘Mister ce l’hai con me?’ E io: “No, ce l’ho con un altro” Poi aggiunge: “Anche la partita di quest’anno con l’Arsenal a Londra, i primi venti minuti sono stati inspiegabili”.

Sul rapporto con Adriano Galliani, Ancelotti racconta: “Il più forte di tutti. Con lui ho avuto anche discussioni violente ma è stato fondamentale in ogni momento. Per una allenatore il dirigente ideale, inarrivabile”. E su Moggi: “Un grande dirigente. Alla Juve ti fanno sentire importante e protetto”. E su Giuntoli: “Sa tutto di tutti. Un giorno per metterlo alla prova gli chiesi di un centrocampista turco di terza serie. Beh, mi disse anche quante volte andava in bagno”.

Infine quattro nomi per raccontare i suoi 60 anni: “Solo quattro? Conti, Pruzzo, Maldini, Gattuso, Filippo Galli, Donadoni. Bruno Conti era il mio compagno di stanza, i rapporti erano diretti. Oggi i giocatori si isolano”, conclude Ancelotti.