Ex centrocampista, oggi allenatore. Franco Colomba ha giocato principalmente con le maglie di Bologna e Avellino. Diverse le esperienze in panchina, che lo hanno portato a conoscere tutte le categorie professionistiche in Italia. Per lui anche un’avventura all’estero, in India, sulla panchina del Pune City nel 2014. Proficue le avventure con Novara, Salernitana e soprattutto Reggina. Colomba non siede su una panchina dal 2016, dopo l’ultima esperienza a Livorno. Abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con un allenatore così esperto e fine conoscitore di tanti campionati. Abbiamo spaziato dalla Serie C alla Serie A, toccando anche argomenti delicati come la malattia di Sinisa Mihajlovic o più leggeri come aneddoti e curiosità legati alla sua carriera. Queste le parole di Colomba in esclusiva a CalcioWeb.
Le sue esperienze più lunghe da calciatore sono state con Bologna e Avellino cosa ricorda con più piacere?
“Sono due pianeti diversi. Uno è quello della squadra della mia città, dove io sono cresciuto. Avevo 11 anni e me ne sono andato a 28, è la squadra della mia vita, con la quale ho passato anni belli, bellissimi. L’esordio in Serie A, il primo gol. Poi la Nazionale fino ad arrivare, purtroppo, anche ad una retrocessione negli ultimi anni. Poi sono andato ad Avellino. Cinque anni di Serie A sofferti ma bellissimi. Ad Avellino c’è stato un rapporto con la gente come quello con i tifosi di Reggio Calabria, bellissimo e affettuoso. Nel post-terremoto noi rappresentavamo il riscatto di questa terra. Davamo tutti noi stessi e anche di più. Due esperienze bellissime che mi hanno lasciato molto”.
Il Bologna ha avuto un’estate complicata con la notizia della leucemia di Mihajlovic. Lei vive la città. Come si affronta una cosa del genere? Cosa ha pensato quando ha visto Sinisa in panchina?
“Mi dovevo incontrare con lui in Sardegna perché siamo amici. Ho vissuto la notizia quasi in diretta perché mi ha detto ‘non mi sento bene, sono scappato’. Poi, il giorno dopo non mi ha chiamato e nei giorni successivi ho capito che c’era qualcosa che non andava. E’ stata una cosa molto triste che ha legato ancor di più la città con la squadra e con Mihajlovic stesso, ancor più dello scorso anno dopo la salvezza. La stessa squadra sta reagendo bene, dà qualcosa in più per il proprio allenatore. Sarà una stagione particolare. Quando l’ho visto in panchina ho pensato che è un combattente, è un arma in più che lo può portare verso la guarigione e lottare e combattere in panchina sicuramente lo aiuta”.
Lei è stato uno dei tanti allenatori “vittima” di Cellino al Cagliari. Ora è presidente del Brescia. Cosa pensa della squadra che ha costruito e del ritorno di Balotelli in Italia?
“Cellino non è uno sprovveduto. Sa quello che fa, ma con gli allenatori ha sempre avuto un rapporto difficile. Il suo carattere lo porta a farsi delle idee e poi ascolta quello che gli viene riferito. A volte commette degli errori, a volte fa delle cose buone. Nel mio caso ritengo che sia stato molto frettoloso e poco attento alle persone. Ha preso una decisione che, onestamente non ho capito molto. Il Brescia ha giovani di qualità, ha qualche anziano valido. Balotelli nella sua città, magari essendo nella sua terra riuscirà a togliersi di dosso tutte quelle negatività che, purtroppo, lo hanno condizionato in altri posti”.
Lei ha sempre detto di avere bei ricordi di Reggio Calabria. Cosa pensa della Reggina di Gallo? La Serie C di quest’anno sembra una piccola Serie B. Tante piazze gloriose. In particolare il girone C si annuncia davvero agguerrito. Vede qualche squadra più forte delle altre?
“Ho mezza vita a Reggio Calabria. Cinque anni sono tanti: dalla B alla A con giocatori importanti, giovani emergenti che si sono affermati. Tanti episodi positivi, pochissime cose negative. Mi ricordo solo quelle buone. E’ chiaro che con Foti è finito un ciclo. di grandi soddisfazioni e grandi traguardi, difeso strenuamente con le unghie e con i denti finché per una serie di motivi economici restare al passo con la Serie A non è stato possibile. C’è stata la retrocessione e un epilogo amaro. Però, dopo qualche anno di difficoltà, questo nuovo presidente sta manifestando possibilità importanti. In C se hai la facoltà di spendere per costruire una squadra di qualità superiore ritengo che sia un’arma in più. Se la giocherà con Bari e Ternana e con qualche outsider. Anche il Catanzaro ha fatto una buona squadra”.
Lei è un fine conoscitore anche della Serie B. Si parla di Empoli, Frosinone, Benevento, Perugia come favorite per la promozione. Sono queste per lei quelle che se la giocheranno fino alla fine o potrebbe esserci qualche sorpresa anche in questa stagione?
“La Serie B è stranissima. E’ un campionato dove giocano giovani dal rendimento altalenante per cui non si sa mai cosa può succedere. E’ un campionato lungo, estenuante, dove i turni infrasettimanali a volte ti permettono di decollare in classifica e in una settimana di crollare. Per questo fare pronostici è difficile. Il Perugia, il Frosinone, l’Empoli, il Benevento stesso sono squadre che hanno allestito compagini interessanti e importanti. Sicuramente avranno da sudarsela, nessuno gli regalerà la promozione”.
Due vicende hanno infiammato l’estate, quella di Icardi e quella di De Rossi. Che opinione ha in merito?
“Nel caso di Icardi si è guastato il rapporto. Icardi stesso non si è dimostrato quel giocatore leader in grado di accollarsi le responsabilità di guida di una squadra. E’ stato troppo maneggiato dal suo procuratore (Wanda Nara ndr). Questo ha creato dei malumori e Conte, che è un decisionista, così come la società hanno ben pensato di metterlo da parte e puntare su un combattente nato come Lukaku, che tra l’altro è un bisonte (ride ndr) e può essere un’arma vincente”.
“Per quanto riguarda De Rossi credo che le società debbano essere più chiare con le bandiere, ma non perché sono giocatori diversi dagli altri come qualità, ma perché hanno lottato tanto per la città, per la squadra. E’ ovvio che De Rossi avesse qualche anno di troppo, come Totti ed è anche giusto che il suo percorso finisse, però magari lo avvisi prima e il giocatore si organizza non lo lascia fino all’ultimo in attesa. Per Totti il discorso è stato diverso. Aveva un’età avanzata, ma anche se lo hai fatto dirigente e poi non lo fai partecipare a nulla è come non far parte del gruppo che decide”.
Chi vede favorita per lo scudetto dopo il ritorno di Conte e Sarri in Italia?
“Beh le favorite sono Juventus e Inter perché hanno qualità e forza fisica superiori. Il Napoli ha un anno di vantaggio, Ancelotti conosce il gruppo, però ritengo che l’Inter possa fare quel salto di qualità che negli anni scorsi non gli è riuscito e di conseguenza creare problemi alla Juventus”.
Il Milan di Giampaolo è partito con qualche stento. Un’altra squadra che ha cambiato e ha avuto difficoltà è la Roma. Come vede queste due squadre?
“Sono partite così così perché hanno speso così così. Hanno dovuto cedere. Il Milan ha dovuto vendere Cutrone per motivi di bilancio, la Roma cede sempre. Non puoi pretendere di stare al passo con i più forti e con chi vince se cedi i migliori. Sono squadre in difficoltà economiche e quindi le vedo tagliate fuori dal discorso Champions”.
Quali squadre la hanno entusiasmata di più nelle prime due giornate?
“A me piace la Lazio. Ha una squadra che sa giocare, calciatori forti in tutti i reparti, per cui credo possa entrare novero della Champions, se la può giocare”.
Qualche giovane che la ha entusiasmata, anche in ottica Nazionale?
“Un calciatore che sta mostrando buone qualità e attitudini interessanti è Sensi. Ha doti importanti sia come mezzala che come centrocampista offensivo. E’ un buon giocatore secondo me”.
Sei vittorie su 6 per la Nazionale di Mancini. Come vede questo nuovo ciclo?
“Mancini è un allenatore di grande esperienza e carisma. E’ stato un fuoriclasse e quindi i giocatori lo ascoltano. Non è uno che vende fumo, perché fa le cose semplici, concrete, quello che c’è da fare. Mette i giocatori nelle posizioni giuste e ha cercato di mettere qualità in campo al contrario di altri che, vedi l’ultima Nazionale prima di lui (quella di Ventura ndr), puntavano sulla forza in mezzo al campo. Mancini ci ha messo anche forza, ma soprattutto qualità con Sensi con Verratti con Barella, con Pellegrini che ha gamba. Certamente, andrà rivisto con squadre più importanti. Nelle partite che ho visto finora abbiamo tenuto in mano il pallino del gioco per l’80% ma quel 20% in cui è stato in mano agli altri, secondo me, abbiamo rischiato. E non sono state squadre stratosferiche, anche se ha avuto coraggio a lanciare giovani come Zaniolo, un elemento in più che potrebbe darci una mano”.
Abbiamo parlato di Reggina. Chiudiamo con un aneddoto che ricorda degli anni passati a Reggio Calabria.
“Ricordo tantissime cose. Quando ci fu la prima salvezza in Serie A alla cena di squadra Lillo Foti vedendo Pirlo scatenato disse: ‘Ah ma allora sorridi anche tu’. Perché per tutto l’anno Pirlo fu una sfinge e poi scoprimmo che era così soltanto quando c’era l’allenamento o quando era in gruppo con gli allenatori e tutti. E mi hanno raccontato che fuori dal campo con gli amici è veramente simpatico, però riusciva a mascherarlo bene”. Alla fine dell’intervista ricorda ai reggini “Preparatevi per la festa di Madonna” (ride ndr). (Festa patronale di Reggio Calabria in programma tra pochi giorni, ndr).
