L’Atalanta non è più una sorpresa anche se c’è ancora chi la definisce come tale. Tra i migliori interpreti del calcio di Gasperini c’è sicuramente Josip Ilicic. Lo sloveno sta vivendo il momento migliore della sua carriera. Il numero 72 della Dea si è concesso a “La Gazzetta dello Sport” per un’intervista in cui ha rivelato interessanti retroscena.
Si inizia parlando della forma fisica: «L’unico giorno in cui penso che sto invecchiando è quello del mio compleanno, poi me lo dimentico: fisicamente mi sento molto meglio rispetto a sei-sette anni fa».
Ilicic si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa: «Questa etichetta della discontinuità è venuta fuori a Firenze, dove per tre anni sono stato il miglior marcatore della squadra. E se ero discontinuo io, che sono un trequartista o addirittura un centrocampista, non una punta da venti gol a stagione, gli altri cos’erano?».
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La svolta è stata il diventare papà: «Quando ero ragazzo, mia madre mi diceva sempre: “Josip, capisci la vita solo quando diventi genitore”. Io non ascoltavo: chi non è genitore non capisce. I figli ti danno il senso della vita, ti levano dalla testa l’idea di poter pensare solo al calcio. Prima mi arrabbiavo per tutto e le arrabbiature me le portavo a casa, peccato che se fai le cose incavolato non ti diverti. Oggi ho una famiglia: non posso perdere tempo, il mio tempo è per loro. Segno una tripletta? Mi porto il pallone a casa, lo regalo alle mie figlie, e finisce lì».
Ilicic punta ai 100 gol in Serie A (ne mancano 15, ndr): «Ammetto: ogni tanto ci penso, ce l’ho in testa. Ma è lo stesso obiettivo che avevo cinque anni fa, e quando lo dicevo mi guardavano strano. Se ne faccio cento, poi posso anche smettere di giocare. In Italia…».
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Ma il gol più bello è quello a Torino da 45 metri? «Il più difficile lo segnai con il Palermo, a Genova, dopo aver scartato mezza Sampdoria. Non riesco a scegliere il più bello, guardo solo i più difficili. E comunque, che cosa ho fatto in fondo a Torino? Loro erano piazzati male, ho solo calciato: è stata più fortuna che bravura».
Poi rivela un retroscena di mercato relativo alla scorsa estate: «Da parte mia, molto vicino. Volevo fare un passo più avanti, giocare per lo scudetto. Lo dissi anche alla società: “Non ho più vent’anni: o posso vincere qui, o vado altrove”. Non c’era solo il Napoli e il primo a chiamarmi per trattenermi fu Gasperini. Io non so cosa sarebbe successo se fossi andato via, se da un’altra parte avrei segnato, che ne so, trenta gol. Però so che quando sono rimasto ho detto subito: “Sono felice di dove sono”. Se sarei stato felice anche da un’altra parte non lo sa nessuno, di sicuro se uno non è felice non può fare quello che sto facendo con l’Atalanta».
