Kutuzov: “Non credevo che Cristiano Ronaldo sarebbe diventato così forte. Allo Sporting pensava solo a…”

Intervista della “Gazzetta dello Sport” a Vitali Kutuzov, ex attaccante bielorusso, compagno di Cristiano Ronaldo allo Sporting Lisbona. L’ex attaccante del Bari ricorda il primo dei 600 gol con i club di Ronaldo, il 7 ottobre 2002 contro la Moreirense: “Fu proprio una bella giornata: io segnai il primo gol alla mezz’ora con un diagonale di destro, poi doppietta di Cristiano e 3-0 finale. Ma più dei gol ricordo le sue emozioni: era pazzo di felicità e nell’esprimerla si vedevano tutti i suoi 17 anni”. Sul fatto che poi quel ragazzino 17enne sarebbe diventato uno dei più forti di sempre, Kutuzov confessa: “Mai avrei potuto pensarlo. Percepivi che aveva una velocità e una tecnica speciali, ma già quando andò da Ferguson allo United e lo vedevo giocare dicevo ‘mamma mia, quanto è diventato forte’. E da allora è migliorato ancora tanto“. Kutuzov e Ronaldo dividevano la camera e l’ex attaccante della Sampdoria racconta: “Cristiano sapeva che arrivavo dal Milan e mi faceva mille domande: a quei tempi vestire la maglia rossonera era il top assoluto. Mi chiedeva di Maldini, Costacurta, Inzaghi e Sheva. E del centro sportivo di Milanello, all’epoca all’avanguardia nel mondo come qualità del lavoro sui calciatori. Voleva sapere come si allenavano i campioni di quella squadra e come progredivano fisicamente. Io non ero così, pensavo più al pallone che al fisico”.

Sull’allenamento maniacale di Ronaldo e la sua ossessione per il fisico, Kutuzov aggiunge: “Si allenava tanto e bene, ma non da fissato o più di noi compagni. Di sicuro aveva una cura del corpo molto al di sopra della media, non ho più visto nessuno così preso da questo aspetto. In spogliatoio si toglieva la maglietta e stava lì davanti allo specchio per molto tempo. Analizzava ogni centimetro del suo corpo: spalle, addome, gambe… E passava molto tempo in palestra, chiedendo a tutti come irrobustirsi. Ma non lo faceva per andare in copertina sulle riviste, voleva solo diventare un calciatore migliore”. Infine una battuta: “A quei tempi parlavamo solo di calcio, le donne erano fuori dai nostri discorsi“.

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