“Mi sono svegliato e l’incubo era reale, non era un sogno…”. David Han Li, braccio destro di Yonghong Li, presidente del Milan dall’aprile 2017 al luglio 2018, torna così sulla deludente esperienza in rossonero. Un’intervista concessa a ‘Forbes’ che arriva dopo un lungo silenzio: “Ci sono alcuni motivi per cui abbiamo taciuto”, ha spiegato. “Il primo è che ora non abbiamo fiducia in nessuno. Si tratta anche di non avere fiducia nei media. Solo poche ore dopo la firma per l’acquisto della società, tutti i nomi degli investitori sono trapelati. È stato incredibile e ci ha danneggiato molto. Sono uscite notizie persino dalle riunioni del nostro Cda”.
“I pesanti attacchi contro di noi da parte dei media – ha aggiunto l’ex direttore esecutivo del club rossonero – sono sempre seguiti da eventi importanti. Innanzitutto a novembre 2017, subito dopo aver firmato l’esclusiva per il rifinanziamento del debito, è apparso un articolo dannoso sul ‘New York Times’. Poi, la stessa mattina in cui abbiamo iniziato il processo di rifinanziamento del debito a Londra, i media italiani hanno ripreso ad attaccare. Chi aveva tutte queste informazioni importanti?“. “Ho chiesto, nel febbraio 2018, a uno dei ragazzi di Elliott se fossero stati responsabili della messa in atto di quegli attacchi mediatici e se avessero voluto il club da soli”, ha proseguito Han Li nella sua ricostruzione dei fatti. “Ovviamente, ha negato. Avevamo sentito parlare della reputazione di Elliott, ma non sai mai se i rapporti sono reali fino a quando non conosci davvero qualcuno”.
A complicare i piani della proprietà, anche dalla decisione del governo cinese di modificare le regole sugli investimenti all’estero: “Penso che sia meglio non commentare troppo… E’ stata una decisione presa dal governo cinese e l’abbiamo capita e rispettata”. Sull’impegno finanziario della proprietà, il braccio destro di Li ha chiarito: “Abbiamo dovuto spendere in media 10 milioni di euro al mese, ma i fabbisogni di capitale originari del club erano molto inferiori. Abbiamo dovuto investire più capitale, molto più di quanto ci aspettassimo”. Resta la delusione: “È stato un vero peccato, avevamo piani e idee chiare, innovative e molto diverse per il mondo del calcio. Non solo merchandising, diritti televisivi, stadio, ma qualcosa di più”.
