L’attaccante della Spal, Andrea Petagna, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport, nella quale ha parlato, tra le altre cose, della Nazionale e di una sua possibile chiamata da parte di Mancini: “Questa volta ho sperato molto nella convocazione, lo ammetto, anche perché nelle ultime 10 gare ho fatto 7 gol. Ma sono convinto che se continuerò così un posto lo troverò. Incazzato? No, ho ancora più stimoli per migliorare e raggiungerla. La mia idea è quella di arrivarci nel momento giusto. Ogni tecnico ha il suo punto di vista: va rispettato. L’età è dalla mia parte, sono un classe 95. So che avrò i requisiti giusti per l’azzurro. A giugno, spero“. Torna sull’esperienza a Bergamo: “Gasperini diceva qualunque cosa tu faccia bene, la gente troverà sempre qualcosa per criticarti. Eppure Gasp mi metteva sempre in campo e sa quanti assist ho fatto in due anni? Venti. L’etichetta “Non fa gol” mi ha dato fastidio ma il modo di giocare era evidente: più per gli altri che per me stesso e lontano dalla porta“. Ora c’è la Spal: “Semplici mi ha dato libertà e un po’ d’anarchia. Sono più di fronte alla porta: e segno anche se Gasperini è il numero uno“. Dopo il periodo di Ascoli, Petagna ha pensato di smettere. Oggi ricorda così quei momenti difficili: “Sarei tornato dai miei: forse avrei fatto l’insegnante di nuoto come mamma. Nessuno, nel calcio, mi voleva più. Andavo in palestra, avvilito. In quei momenti ce l’avevo col mondo intero, litigavo con tutti. Poi ho capito che l’autocommiserazione non serve. Conta solo reagire“. Infine, una battuta sul suo “maestro”: “Bobo Vieri. L’estate scorsa mi aveva pronosticato 20 gol, vorrei arrivare a 15. Bobo è stato il più forte 9 azzurro. Guardo ancora i video dei suoi gol e gli chiedo consigli su come calciare. L’ultimo? Di tirare il rigore centrale: ora che l’ho detto, non lo farò“.
Petagna: “Ho sperato nella convocazione di Mancini. Continuando così un posto lo troverò”
