Serie A, il ct Roberto Mancini fa i pronostici: “Juve favorita”. Le sorprese, Balotelli e il nuovo Zaniolo…

Lunga e bella intervista de "La Gazzetta Sportiva" a Roberto Mancini, ct della Nazionale. Si parla di Serie A, Balotelli, Icardi e i giovani italiani

Il ct della Nazionale Roberto Mancini si è concesso a “La Gazzetta Sportiva” per un’intervista sul prossimo campionato di Serie A.

Si parte da un’analisi generale sulle novità in panchina, sulle date del mercato e sul gioco.

«Voler imporre di più il gioco può aiutare tutti: i club italiani a migliorare ancora e indirettamente anche la Nazionale». «Non possiamo pretendere il ritmo della Premier, quella è roba solo loro: sono abituati così da sempre, gioco molto più veloce e con meno interruzioni. Da noi il ritmo può crescere e dobbiamo capire che la qualità tecnica è indispensabile. Però stiamo facendo progressi». «Se la stagione inizia a luglio e il mercato finisce all’inizio di settembre, per un allenatore è un casino: aspetti giocatori, mentre ne fai giocare uno te ne arriva un altro, e magari quello se ne va. In Inghilterra sono più pratici, però si potrebbe trovare almeno una via di mezzo. Ma è un po’ come il discorso di anticipare il campionato: ne parliamo da tanto tempo… Si fa quel che si può».

Si passa ad alcuni dei giovani italiani. A partire da Chiesa.

«Chiesa è giovane. È fondamentale che i ragazzi giochino, tutti: se poi qualcuno ha la fortuna di farlo anche in Europa, tanto meglio. Quello che conta davvero è che nel frattempo siano diventati pilastri delle proprie squadre: due anni fa non lo erano, oggi sì. Questo li deve far maturare».

Sensi e Barella.

«Sensi e Barella sono due giocatori straordinari, e sottolineo straordinari. Li ho visti decollare, di partita in partita. Lo devono diventare: primo perché sono italiani, poi perché sono bravi tecnicamente e possono fare tutti tre i ruoli di centrocampo. Anzi: lo diventeranno sicuramente».

Bernardeschi.

«È ora che Berna faccia il salto, diventando un perno della Juve. Ha tecnica, forza, velocità per diventare imprescindibile. Anzi, per diventare uno dei migliori giocatori europei: è il momento, ha le qualità per riuscirci. Attaccante esterno, falso centravanti, mezzala in una squadra più offensiva: può fare tutto. E anche se gioca più spesso in un ruolo, non è detto che in Nazionale non ne possa fare un altro: sempre offensivo, ovviamente».

Kean.

«Va a giocare in un campionato bello e difficile, in un club dove non vincono da anni e hanno fatto una squadra competitiva per riprovarci. Questo può aiutarlo a crescere, il dispiacere è più mio personale. Ma ormai si sa: non è più il calcio di vent’anni fa, quando tutti venivano a giocare in Italia, il campionato più bello e dove si guadagnava meglio».

Zaniolo.

«Zaniolo è diventato quasi all’improvviso un teorico crack, forse il giocatore italiano più promettente. Però deve capire che sbagliare si può, ma avere la testa sulle spalle si deve».

Balotelli torna in Italia.

«Il paradosso è che a 29 anni, e per il secondo anno di fila, a meno di dieci giorni dall’inizio del campionato non avesse ancora la certezza assoluta di una squadra. Non ha fatto una preparazione, non si è allenato regolarmente: deve riflettere, non è normale. Non era questione di Italia o di Brasile, ma di trovare una squadra, finalmente. E se sarà una buona soluzione non dipenderà dal Brescia, ma da lui: magari giocando più vicino a casa si sentirà più tranquillo, ma non basterà. Io gli voglio bene, ma per lui non posso fare più niente: deve pensare che è nel pieno della sua carriera e che ha ancora tanto da dare. Se vuole».

All’orizzonte c’è un nuovo Zaniolo, pronto per la Nazionale?

«Pinamonti è cresciuto tanto e giocando in A migliorerà ancora. Esposito ha grandi mezzi tecnici, un esterno come Sottil è difficile da trovare, pensando a quanto è giovane. In Italia, se aspetti un attimo, i giocatori vengono fuori. Per assaggiare la Nazionale c’è tempo, ma più in generale fino a maggio la porta sarà aperta per tutti. Intanto, visto che il nostro campionato a differenza degli altri deve ancora iniziare, per le gare di settembre dovrò verificare anzitutto le condizioni fisiche di tutti».

L’omonimo Mancini alla Roma e la situazione dei terzini destri.

«Io l’ho già fatto giocare: difensore molto fisico, uno in cui credo. Ma gli servirà un po’ di tempo: lo stesso che, a suo tempo, servì a Chiellini e Bonucci. E spero che presto torni a stare bene anche Caldara. Abbiamo Florenzi, Piccini, spero che Conti possa tornare quello dell’Atalanta e Di Lorenzo può essere una bella sorpresa: l’anno scorso ha giocato un gran campionato».

Belotti è partito bene.

«Quando è tornato con noi, Belotti ha fatto molto bene. Ma la cosa a cui tengo di più è che il gioco della squadra, già ottimo, possa migliorare ancora. Al centravanti io chiedo che si muova bene e butti la palla dentro: poi, se la squadra gioca bene, là davanti sono diversi a poterlo fare senza troppi problemi».

All’Italia manca un numero 10.

«In Italia quel tipo di giocatore oggi manca un po’. Ce ne sono due-tre che arriveranno, ma hanno ancora fra i 16 e i 18 anni: magari per il Mondiale…. Mi darebbe una possibilità in più per variare gioco qualche volta. Nel frattempo quel ruolo lo va a fare Verratti, che si è messo pure a segnare qualche gol, oppure a volte Sensi, Barella, lo stesso Pellegrini. Non mi lamento, ma spero sempre che esca un altro Totti o un altro Del Piero: i giocatori che ti danno fantasia sono sempre indispensabili».

Lukaku è perfetto per Conte?

«Bisogna chiederlo a lui… Probabilmente ha le qualità che gli servivano: è potente, a volte fa reparto da solo. Nonostante sia un armadio è tonico in velocità e ovviamente fa gol. Ma io l’ho visto giocare solo qualche volta, Conte lo conosce meglio».

Cosa manca all’Inter?

«È presto per dirlo, aspettiamo. La Juve in assoluto è la più forte, non dimentichiamo che vince da otto anni e si è pure rinforzata: anche l’Inter, ma la Juve non è stata ferma. E come vice Juve vedo pericoloso il Napoli: ha gli stessi giocatori che ormai giocano insieme da anni, mentre l’Inter ne ha già cambiati 4-5 e perde giocatori importanti come Icardi e Perisic. Andrà valutata dopo un po’ di tempo, ma di sicuro sta migliorando. Per ora metto in fila Juve, Napoli e Inter».

I rischi della scelta di Sarri.

«Quando si cambia, qualche minimo rischio subito c’è. Però se le cose vanno bene già in partenza, può diventare un vantaggio. L’abbondanza a volte pare un problema, di sicuro per la lista Champions, ma se ne hai tanti bravi e sei bravo a gestirli, è una spinta in più, non un freno».

La Roma e il Milan sono altre due che hanno cambiato.

«Fonseca è un bravo allenatore: filosofia calcistica portoghese, ha un concetto di gioco brillante. È vero che in Ucraina vince quasi sempre lo Shakhtar, ma la sua squadra ha sempre fatto un buon calcio». «Il fair play finanziario è un problema: ti costringe a fare poco sul mercato, addirittura a rinunciare all’Europa League. Ma se cambi allenatore, avere più tempo per allenarsi può essere un vantaggio per acquisire meglio il suo pensiero: il Milan può essere la sorpresa. L’Atalanta? Confermarsi non è mai facile, ma ha tutto per riuscirci. E poi, alle loro spalle, vedo altre squadre interessanti: il Torino, la Fiorentina, lo stesso Bologna».

Mihajlovic.

«Sinisa uscirà da questa situazione perché è forte e perché lo vuole. Ne uscirà: al cento per cento. E spero che stia meglio presto, abbastanza per venirci a salutare a Casteldebole quando saremo lì per due giorni, il 2 e 3 settembre».

De Rossi ha scelto il Boca Juniors.

«Daniele aveva ancora voglia di giocare e la chance Boca, squadra con una storia incredibile, per lui può essere una grande esperienza. Lui è giovane, io anche: c’è tempo per lavorare insieme».

Il 12 ottobre Italia-Grecia si giocherà a Roma.

«Speriamo sia la partita del pass per l’Europeo: sogno un Olimpico pieno di tifosi della Nazionale com’era ai tempi di Italia ‘90, quando c’era la gioia di avere la Nazionale a Roma. Dove fra l’altro, se ci qualificheremo, si giocherà anche la partita inaugurale».

Un augurio da c.t. al campionato che sta per iniziare?

«Razzismo, maleducazione, violenza: la speranza resta quella che tutto cambi, ma da un mese all’altro non succede. E allora mi auguro almeno di vedere stadi più pieni, che la gente possa andarci per divertirsi perché sarà un bel campionato. Sarebbe già tanto».