Totti a Maurizio Costanzo: “Forse mi applaudono anche i laziali…”

Francesco Totti si racconta a tutto tondo: il fuoriclasse giallorosso ha rilasciato una lunga intervista all’amico Maurizio Costanzo per “Panorama”.
Il pupone ha affrontato i temi più disparati, compreso il rapporto con le altre tifoserie:  “Quando mi sono accorto che non ero più il Francesco Totti della Roma ma solo Francesco Totti? E’ stata una scoperta casuale, – ha rivelato il numero 10 giallorosso – quando una volta, entrando in campo, uno sparuto gruppo di tifosi della squadra avversaria mi omaggiò di un saluto. È chiaro, omaggiavano il Totti della Nazionale, ma la cosa era talmente insolita che mi fece piacere… Chissà, forse ci può essere anche qualche laziale che, nel proprio intimo, a insaputa di tutti mi manda un saluto o mi applaude, non palesemente ma dentro di sé, quando entro in campo”.

Un commento poi sul rapporto, spesso burrascoso, con gli avversari, che lo ha reso protagonista a volte di episodi spiacevoli:
L’eccesso di arroganza e la vocazione a parlare male, comunque a essere contro, comunque a giustificare sempre un proprio errore, attribuendone la causa a un’altra persona… Ecco, questi non mi piacciono ma dal momento che io non sono uno di tante parole, difficilmente m’imbarco in discussioni nel tentativo, del quale peraltro credo relativamente, di far cambiare idea a qualcuno. Forse il mio carattere un po’ chiuso mi porta a guardare, a far capire il mio dissenso, a girarmi e andarmene via. – ha aggiunto Totti – Ma non ho un cattivo carattere, credetemi, sono una persona che rispetta le regole, principalmente le regole della correttezza e della buona colleganza. Chi sbaglia, sbaglia, ma i colleghi di squadra, per un breve o lungo periodo, sono tuoi parenti”.

Un fuoriclasse che dopo più di 20 anni di carriera, può finalmente fare un bilancio della propria vita, con qualche rimpianto: “Certamente il trascorrere degli anni può portare a fare un bilancio, – ha detto – comunque a rimpiangere qualcosa che inevitabilmente non c’è più. lo sono fortunato nel senso che forse il rimpianto maggiore ce l’ho nei confronti di quelli che erano i miei sogni, i miei desideri, le mie speranze. L’entusiasmo di quando scappavo da scuola per andare in un campetto a tirare qualche calcio al pallone so che non potrò più viverlo. Certo, ho vissuto soddisfazioni ben maggiori – ha proseguito – ma non ho avvertito la dimensione speranza, la dimensione sogno: da grande voglio fare il calciatore. Ecco, sono sempre malinconici gli anni che non consentono più di dire “da grande voglio fare” perché grandi ormai lo si è. Mi piaceva in maniera esagerata quello che facevo – ha rivelato – e poi mi sembrava straordinario poter lavorare coltivando la mia passione di sempre. Credo che questo sia un grande privilegio: far coincidere il lavoro con la passione o comunque con l’hobby. Non so se i miei figli seguiranno la stessa strada. Non sono di quei padri che pensano di indirizzare i figli a un mestiere o a un altro: mi auguro, com’è successo a me, che facciano quello che fortemente desiderano fare”.

Da un capitolo ancora aperto ad un altro che si è chiuso definitivamente il 9 Luglio 2006, forse troppo presto, ma non secondo Totti: Sono talmente contento di come va la mia carriera adesso che ho 38 anni, che non ho proprio modo di lamentarmi per una convocazione in meno a Coverciano. Poi, sapete cosa c’è? Con il passare degli anni, se le cose ti sono andate bene, sei bendisposto nei confronti dei tuoi colleghi o di chi, per esempio, va a rappresentare l’Italia all’estero. Ti auguri soltanto che abbiano successo e non ridacchi dentro se poi, com’è accaduto recentemente in Brasile, questo non avviene”.

Non è mancato poi un salto nella sfera privata, con una rivelazione sul padre e un giudizio sul suo matrimonio, ormai decennale, con Ilary Blasi: Mio padre ha detto, più o meno sempre, anche quando avevo i primi successi, che ero una pippa e che invece mio fratello era autenticamente bravo.  Io e Ilary viviamo insieme da molti anni, e mi sento di dire che ho più difetti io di lei e che ho trovato in Ilary una madre e una moglie perfetta. Mi viene un sospetto: non sarò molto fortunato? Sì, forse sono proprio molto fortunato – ha concluso Totti –e, credetemi, correre insieme alla squadra verso la Curva che ti appartiene, a conclusione di una partita vittoriosa, è una grande soddisfazione. lo lo vivo come un regalo, come se tutti i tifosi che riempiono quegli spalti mi abbracciassero uno dopo l’altro”.