Verona, il racconto shock di Badu: “E’ iniziato tutto con una fitta, poi tanta paura. Per fortuna quella sera…”

Emmanuel Agyemang-Badu, centrocampista del Verona, ha parlato della microembolia polmonare che lo ha colpito nel mese di agosto

Una ferita che rimarrà per sempre. Ma per fortuna Emmanuel Badu, centrocampista del Verona, è riuscito a tornare in campo. Sono passati quasi sei mesi da quando gli fu diagnosticata una microembolia polmonare. Ora sta meglio anche se ha avuto paura come ammette il ghanese in un’intervista a “La Gazzetta dello Sport”.

“Ora posso lavorare al massimo per tornare al top, sto bene. All’inizio ho avuto paura, ma appena i dottori mi hanno spiegato cosa fosse mi sono tranquillizzato e ho cercato di capire cosa potessi fare. Ho chiamato la mia famiglia in Ghana: “State sereni, i dottori mi aiuteranno”. È stata un po’ più difficile con mia madre Teresa a cui ho dovuto ripeterlo cento volte e aggiungerci diverse videochiamate con Whatsapp. Ma la mamma è sempre la mamma…”.

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Badu ricorda il momento in cui emerse il problema: Una sera di agosto dopo l’allenamento di giornata stavo riposandomi a letto, vivevo da solo in quel periodo, cercavo di addormentarmi e ho sentito una fitta sul lato destro mentre respiravo. Era circa l’una di notte e ho chiamato il dottore Dario Donato, responsabile sanitario del Verona. Per fortuna era sveglio, a volte il destino… Nel frattempo ha avvertito il fisioterapista Umberto Improta che abita più vicino e mi ha raggiunto. Ho preso una pastiglia, fatto un esame. E il giorno dopo ero in campo ad allenarmi. La sera, però, mi è successo di nuovo. Ho fatto altri esami ed è emerso il problema. Per prima cosa ho pensato a guarire. E poi se sarei potuto tornare a giocare. Mi dicevano di avere pazienza, di prendermi cura prima della salute. Mi dicevano che avrei potuto staccare, andare a rilassarmi fuori città. Io invece non volevo, preferivo stare vicino alla squadra, poter essere utile anche da fermo. È stato un periodo di grande stress. Ora sono un uomo più forte, ma posso migliorare come calciatore”.

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E quando è tornato: Juric mi diceva di andare piano, di non esagerare. Sono sempre stato una persona “open mind”, sorridente, disponibile. Da 10 anni non mi arrabbio più, voglio vivere la vita senza troppi pensieri. Mi piace la musica, guardo film ghanesi. Ho nove fratelli: siamo 5 maschi e 5 femmine. Il più grande ha 58 anni, il più piccolo 25, io sono il penultimo. Hanno studiato tutti, tranne me. Ho anche 18 nipoti“. 

Il Verona è la più bella sorpresa del campionato: “Dopo tre settimane di ritiro estivo avevo capito che c’era il gruppo. Merito alla società e a Juric che hanno costruito la squadra”. Domenica arriva il Lecce. In caso di gol: “Guarderò i tifosi che mi hanno sempre sostenuto e poi vorrei tutti intorno a me, compagni e staff. Sono stati la mia forza con la società”.