Accadde oggi, 9 ottobre 1981: muore Julio Libonatti, bomber del Torino, visse da signore e finì senza una lira

Torna l'appuntamento con la nostra rubrica "Accadde oggi". Andiamo al 9 ottobre 1981, quando ci lasciava Julio Libonatti, ex attaccante del Torino

Nato a Rosario il 5 luglio 1901, Julio Libonatti è stato uno degli attaccanti più prolifici di sempre. Era forte muscolarmente, ma piccolo di statura. Un attaccante mobile, imprevedibile, capace di fiutare il gol a trenta metri di distanza. Diventa calciatore nelle giovanili del Newell’s Old Boys. Approdò giovanissimo in Nazionale e all’esordio segnò una tripletta nel 6-1 dell’Argentina all’Uruguay. Il 30 ottobre 1921 in Copa America segnò il gol decisivo per il primo trionfo argentino nella competizione. Divenne un eroe, tant’è che fu portato in trionfo per chilometri, dallo stadio di Barracas fino alla Plaza de Mayo. Fu soprannominato “El Potrillo”, il puledro per le sue fughe palla al piede. L’eco delle sue prestazioni giunse fino in Europa, più precisamente a Torino. Il conte Marone, presidente granata, impegnato in rinnovamento della squadra, non riuscendo a sfruttare il mercato italiano, si spinse oltre confine. A quei tempi, si potevano tesserare facilmente i figli di immigrati. Così Libonatti giunse a Torino.

Diciannove reti e il secondo posto in campionato furono il bilancio della prima stagione. Nell’estate del 1926 arrivò in granata anche Rossetti e nacque il trio Baloncieri-Libonatti-Rossetti, destinato a gonfiare le reti di tutta Italia.
Colpiva il pallone di punta, proprio al centro della sfera. Un tiro che fanno i giocatori di biliardo. Una precisione assoluta che lo portò a segnare 35 gol in 33 partite nella seconda stagione. Divenne il primo oriundo sudamericano a vestire la maglia azzurra, a Praga. Libonatti giocò nel Torino fino al 1934. In granata mise insieme 239 partite e 148 reti. Accettò l’offerta del Genoa, caduto in B, e lo riportò in A.

Personaggio anche fuori dal campo: cravatte sgargianti, abiti alla moda, tenore di vita da gran signore, tanto guadagnava altrettanto scialacquava, tant’è che si ritrovò senza una lira e dovettero pagargli il biglietto del piroscafo per consentirgli il ritorno in Argentina. È morto nella sua Rosario il 9 ottobre 1981.