L’esordio nel 2003 con le giovanili del Nacional. Poi, dal 2005 ad oggi, una carriera fatta di gol e successi per Luis Suarez che, nel corso degli anni, ha vestito le maglie di Groningen, Ajax, Liverpool e, per ultimo, Barcellona. Si, Barcellona. La città che ha cambiato completamente vita a Luis Suarez. Non solo perchè, è ovvio, indossare una maglia prestigiosa come quella catalana farebbe gola a chiunque ma, soprattutto, perchè è proprio a Barcellona che la donna della sua vita, all’epoca una ragazzina, si trasferì assieme alla famiglia. A rivelare questo ed altri particolari sulla propria vita è l’uruguaiano, intervenuto nel corso di una intervista rilasciata a Canal 10. Ha parlato delle enormi difficoltà economiche vissute da giovane, dei prestiti del fratello e dell’amore per Sofia, che da ragazzina si trasferì a Barcellona e ha parlato del momento in cui ha saputo che la sua amata sarebbe andata via dall’Uruguay: “Quando Sofia mi disse che si sarebbe trasferita a Barcellona con la sua famiglia è stata davvero dura. A causa della mia situazione economica era impossibile rivederla. Eravamo una coppia di ragazzi che veniva separata: il giorno prima che andasse via, piangemmo entrambi per tutta la notte. Quel giorno avevo una partita, ma non riuscii a far altro che restare nel letto a piangere. Dovette venire mio fratello affinché mi alzassi e andassi a giocare”.
Poi il viaggio tanto atteso: “Riuscii ad avere un passaggio per andare a Barcellona ma non avevo i soldi. Fu mio fratello a darmi qualcosa: 70 dollari, più o meno 40-50 euro. Il viaggio fu lungo: mi persi e mi fermarono alla dogana. Avevo 16 anni e non avevo indirizzi dove andare, né altro. Avevo una camicia bianca e cominciai a perdere sangue dal naso. Sofia mi aspettava all’aeroporto, il volo era atterrato da due ore e io non arrivavo. Mi sentivo prigioniero e non sapevo perché. Provai a spiegare che stavo andando a trovare la mia fidanzata che si era trasferita, mi aprirono la valigia e videro che c’era un pacchetto che mi aveva inviato sua zia. Lì c’erano un indirizzo e un numero di telefono: ho avuto una fortuna pazzesca. Chiamarono il padre, poi la madre e tutto si aggiustò”.
In chiusura, Suarez racconta anche altri particolari della propria infanzia: “Ero molto inquieto, a scuola non andavo bene, non stavo mai fermo. A casa mia mancava tutto anche se non posso dire che mi sia mai mancato da mangiare, ma non mi vergogno a dire che a 11, 12, 13 anni riparavo auto con mio nonno per cercare di portare soldi a casa: a mia madre mentivo, le dicevo che andavo a casa di un amico. Mi ha aiutato Sofia: mi ha fatto capire che non ero un asino, cominciammo a uscire quando io avevo 15 anni e lei 12. Per lei ho fatto cose incredibili come andare a piedi da Montevideo a Soñymar”.