Se Lukaku fa bene, il cugino “se la passa male”: per colpa sua potrebbe fermarsi il campionato!

Il cugino di Lukaku rischia combinare un bel patatrac: va in Spagna e ritorna in Scozia senza avvertire e senza quarantena

Quando un calciatore, da solo, può scatenare l’inferno. Non in campo, ma fuori. Anzi, tutto il contrario. Può proprio decidere di sospenderlo. Boli Bolingoli-Mbombo, calciatore del Celtic, è il protagonista di questa storia. E’ il cugino di Romelu e Jordan Lukaku. E se l’attaccante dell’Inter sta facendo parlare molto bene di sé in positivo, Bolingoli-Mombo rischia invece di rovinare la reputazione della famiglia.

Ma andiamo con ordine. Il giocatore, senza avvisare, qualche giorno fa è andato in Spagna, tornando poi in Scozia non rispettando le canoniche due settimane di quarantena ma anzi scendendo anche in campo in campionato contro il Kilmarnock domenica.  Il Celtic lo ha scoperto e ne ha preso le distanze, pubblicando un durissimo comunicato sul proprio sito ufficiale.

“CELTIC Football Club condanna senza riserve e si scusa per il comportamento del giocatore Boli Bolingoli nel recarsi in Spagna senza informare il club e nel non aver rispettato le restrizioni di quarantena. È difficile immaginare un’azione più irresponsabile nelle circostanze attuali e la troviamo oltre ogni spiegazione. Il Club intraprenderà un’azione immediata attraverso le nostre procedure disciplinari. Il Celtic è in contatto con tutti i club della SPFL oggi e con tutte le autorità competenti, per scusarsi del fatto che uno dei nostri dipendenti abbia creato così tante difficoltà aggiuntive attraverso le sue azioni. La nostra squadra è stata testata due volte per Covid-19 e tutti sono risultati negativi. Anche se questo è un sollievo per tutti gli interessati, non diminuisce in alcun modo la serietà o la stupidità delle azioni del giocatore. Da quando è iniziata la crisi del Covid -19, abbiamo avuto una rosa sana e sicura di giocatori, non registrando un test positivo. Come club, abbiamo lavorato instancabilmente per garantire a tutti un ambiente stabile e sicuro. Abbiamo aperto la strada collaborando con le autorità calcistiche e il governo scozzese per stabilire i protocolli e le pratiche di lavoro più rigorosi ed efficaci, che alla fine hanno portato alla ripresa del calcio. Non avremmo potuto fare di più. È motivo di profondo rammarico per noi che il comportamento di un individuo abbia messo a repentaglio quella reputazione e riflettuto il discredito sul calcio più in generale”.

Ma non è tutto. Alle condanne della sua società è infatti seguita la “minaccia” del Governo scozzese di sospendere il campionato, visto che una situazione simile era accaduta in tempi recenti con l’Aberdeen. “Se l’episodio dovesse essere confermato si tratterebbe dell’ennesima violazione e di un rischio per la salute pubblica. A quel punto, non avremo altra scelta se non di interrompere il campionato è la nota pubblicata dall’esecutivo di Edimburgo.