Borussia Dortmund ultimo, i tifosi danno una lezione al mondo del calcio: “Scenderemo con te”

Esemplare striscione esposto dal "muro giallo": è questo il calcio che vogliamo!

Und wenn du fällst, bin ich bei dir”, ovvero: “E quando cadrai, io sarò accanto a te“. Suona un po’ come “You’ll never walk alone”, ma è molto più forte, più commovente. E’ il messaggio che i tifosi del Borussia Dortmund hanno voluto mandare ai giocatori attraverso uno striscione esposto nella magnifica curva del Signal IdunaPark.

I gialloneri stanno attraversando un momento a dir poco paradossale: in Champions League hanno staccato con largo anticipo il pass per gli ottavi, ma in Bundesliga sono clamorosamente ultimi, senza segnali di ripresa. La squadra ha tutte le carte in regola per riprendersi ma, si sa, quando il morale è sotto i tacchi e quando “gira male” non bastano i campioni. Ecco perché il rischio di un clamoroso scivolone in Zweite Liga non è visto come una chimera, ma come un’eventualità con cui fare realmente i conti. Ma questo non ha assolutamente logorato il rapporto tra squadra e tifosi. Al contrario, lo stadio è sempre pieno e il “muro giallo” continua a mettere i brividi.

Il commovente striscione non è altro che il simbolo di questo legame viscerale, che nemmeno una retrocessione può rovinare. In Italia si parla tanto di “fede”, “attaccamento”, “sempre presenti”, eppure gli stadi si svuotano alle terza sconfitta consecutiva, e se il momento negativo continua si chiede la testa dell’allenatore, si “colloquia” con i giocatori invitandoli a tirar fuori “gli attributi”, oppure li si invita a togliere la maglia. Proprio quest’ultimo esempio, più volte verificatosi, rappresenta alla perfezione la mentalità sbagliata che sta dietro al nostro modo di vedere il calcio. Obbligare i calciatori a togliere la maglia è come dire: “voi non vi siete dimostrati degni di essere come noi“. Il messaggio inoltrato dai tifosi del Borussia, invece, ha un significato ben diverso: “non c’è un “noi” e un “voi”, siamo una cosa sola, e niente e nessuno può separarci“.

Differenze concettuali che si riverberano nell’ambiente creato negli stadi. La speranza, purtroppo ridotta al lumicino, è che anche l’Italia inizi a fare tesoro delle lezioni che continuamente arrivano dall’Inghilterra e dalla Germania, al fine di poter iniziare a parlare soprattutto di episodi del genere e non di violenze, contestazioni, fischi, sputi e offese.