Il ct dell’Uruguay Oscar Tabarez, impegnato stasera in amichevole contro l’Austria, ai microfoni della Gazzetta dello Sport ha così commentato il girone capitato in sorte alla Celeste: “Soltanto otto nazionali sono state capaci di vincere un Mondiale, e tre di queste (Italia, Inghilterra e appunto Uruguay, ndr) sono nel nostro girone. Poteva andare da meglio a molto meglio. L’ultima sfida con l’Italia nella Confederations Cup? Fu una partita assai equilibrata, e non mi nascondo il fatto che quel giorno a Prandelli mancassero giocatori importanti come Pirlo e Balotelli. Al Mondiale può succedere, nel 2010 utilizzai tutti i giocatori tranne i portieri di riserva. Però alla Confederations io avevo tutti i migliori a disposizione, Prandelli no“.
Su Balotelli, Tabarez ha poi aggiunto: “E’ un anarchico, dunque il giocatore più pericoloso per noi. Non è facile preparare un piano difensivo che funzioni, lui trova sempre una maniera sin lì inedita per colpire. In questo ricorda molto Suarez. Il nostro attacco? Tra i migliori, e mi fermo qui. Anzi no, aggiungo Forlan: l’età gli ha tolto un po’ di velocità, ma in un mese secco può ancora essere uomo da copertina – si dice sicuro Tabarez – Cavani non è qui con noi, è appena rientrato da un lungo infortunio; Suarez sì, e l’ho voluto abbracciare per la splendida stagione che sta vivendo. In Uruguay è un dio“.
“Il mio Paese risponderebbe compatto, Brasile-Uruguay al Maracanà, come nel 1950. Non si parla d’altro, sono tutti convinti che vinceremmo di nuovo. Io ci vado più cauto, anche perché con un girone del genere il rischio di rendersi ridicoli è enorme: noi, Italia e Inghilterra potremmo arrivare fino in fondo, eppure una delle tre uscirà alla prima fase. E’ pazzesco. Paragoni tra Italia e Uruguay? La Celeste è una selezione particolare, estremizza caratteristiche che sono anche vostre. L’Italia spesso fatica nelle amichevoli, l’Uruguay è arrivato sul ciglio del burrone nel lungo girone di qualificazione, svegliandosi appena in tempo. Però, quando arriva il momento del torneo, sappiamo competere. Ritroviamo l’intensità, la cattiveria difensiva, l’abilità davanti. Nessuno può affrontarci pensando ‘oggi vinco di sicuro’. Nessuno al mondo“.