Il calcio d’infanzia, 22 regole che tutti abbiamo usato: dal “ciccione” in porta a chi segna per ultimo vince

Il calcio d'infanzia, quello di strada. Un pallone, qualcosa per fare una porta e via al divertimento: le 22 regole che abbiamo usato tutti da bambini

Moltissimi di noi, almeno una volta nella vita, hanno giocato a calcio in strada, in oratorio, al parco. Non c’era San Siro che tenesse, nessun campo in erba potrà mai eguagliare la magia di quando da piccoli ci si ritrovava con gli amici e si dava vita a partite infinite. Bastava poco: un pallone e qualcosa che avesse le sembianze di una porta. Anche i più grandi hanno iniziato da lì, dalla strada. C’erano alcune norme sacre ed inviolabili: le regole del calcio d’infanzia, quelle in cui ognuno di noi si riconoscerà.

Portiere ciccione

1) Il ciccione era sempre il portiere

Se nella tua cerchia di amici c’era quello più in sovrappeso degli altri il suo destino era già segnato: in porta. E se per disgrazia eravate tutti longilinei, allora in porta ci andava il più scarso.

2) La partita finiva quando tutti erano stanchi

Il cronometro, questo sconosciuto. Non c’era un limite di tempo. La partita finiva quando tutti erano stanchi. Si poteva giocare anche tre ore di fila. Che bello!

3) Nessun arbitro

Come il cronometro, anche l’arbitro non era conosciuto. Ognuno dirigeva per sé. Se ti davano un calcio e ti facevi male allora era fallo. I più pignoli però ti accontentavano soltanto se vedevano sgorgare sangue o se ti mettevi a piangere.

Chi segna per ultimo vince

4) Anche se il punteggio era 20-0 chi segnava per ultimo vinceva

La regola delle regole. Anche se giocavi da 3 ore e la tua squadra stava vincendo per 35-11, scattava l’ora del “Chi segna vince!” da parte di qualcuno del team che stava perdendo. E quasi sempre era la squadra dominata per tutto il pomeriggio a segnare.

5) Non esisteva fuorigioco

La figura del guardalinee non veniva nemmeno contemplata durante queste partite, poiché totalmente inutile.

6) Se il padrone del pallone si arrabbiava, la partita finiva

Un’altra regola sacra riguarda il possesso del pallone. Chi lo portava giocava senza mai uscire e anche la composizione delle squadre era a sua discrezione. Guai però a farlo arrabbiare o la partita finiva lì.

7) I 2 migliori giocatori non potevano essere nella stessa squadra e lo sapevano anche loro

Chiaramente c’erano i due più forti ed era noto a tutti che dovessero giocare contro altrimenti le gare sarebbero finite 50-0.

8) Se venivi scelto per ultimo era una grande umiliazione significava che non ti voleva nessuno

Quando si facevano le squadre e venivi scelto per ultimo avresti avuto un’adolescenza complicata. Perché il saper giocare bene a pallone risulta ancora adesso un requisito fondamentale per avere degli amici in età giovanile.

9) Se il pallone si perdeva, via a bottiglie e lattine

Regola che andava bene specie quando si giocava sul cemento. Tante volte il pallone andava perso misteriosamente; lattine e bottiglie di plastica andavano benissimo.

10) La partita si interrompeva quando passava un anziano

In segno di rispetto la partita si interrompeva quando passava un anziano. Scena che si ripeteva se arrivava una macchina.

11) I giocatori del quartiere più vicino erano nemici per sempre

La base del calcio d’infanzia. I ragazzi del quartiere vicino o del paese limitrofo erano nemici per sempre e le partite contro di loro erano all’ultimo sangue. La vittoria in quel caso valeva doppio e veniva festeggiata per una settimana di fila.

12) Coloro che non avevano idea del calcio rimanevano riserve o al massimo difensori

C’erano i più forti, ma anche i più scarsi. E questi ultimi avevano due strade possibili: o giocare in difesa e spazzare o fare le riserve (che quasi mai entravano).

13) Quando i grandi giocavano, dovevi lasciare il campo senza protestare

Se arrivavano quelli più grandi di te dovevi abbandonare il campo senza protestare. La partita si chiudeva lì, qualunque fosse il punteggio. Peggio ti andava se quando decidevi di andare a giocare trovavi il “campo” già occupato dai grandi.

Ve lo buco 'sto pallone

14) C’era sempre un vicino che non ti lasciava giocare e ti minacciava di prendere la palla e di bucarla

“Ve lo buco ‘sto pallone!”. Quante volte ce lo siamo sentiti dire. Spesso era chi abitava vicino al campo (quasi sempre una signora anziana) a dirlo. E guai se riusciva ad impossessarsi per un qualunque motivo della sfera.

15) I pali erano due pietre o due giacche, ma c’era sempre una squadra con la porta più piccola

Qualunque oggetto diventava buono per fare i due pali. Dalle pietre a due giacche, dalle lattine agli zaini. Ma, tutti potranno testimoniarlo, una delle due porte era più piccola e stretta dell’altra.

16) Le regole si stabilivano prima di cominciare la partita

Tutte queste regole si stabilivano poco prima dell’inizio della partita. E i giocatori dovevano accettarle e sottoscriverle virtualmente. Poi c’erano altre regole che si decidevano sul momento e che vedremo tra poco.

17) Se era rigore, toglievi il ciccione e parava il migliore

Il ciccione stava in porta per ovvie ragioni. Ma all’assegnazione di un calcio di rigore in porta andava il migliore. E il ciccione veniva spinto fuori dai pali di corsa.

18) La traversa immaginaria era alta quanto il ragazzo che stava in porta

Altro che Gol Line Tecnology. I legni delle porte non esistevano e la traversa era calcolata secondo l’altezza del portiere. Solo dopo avergli fatto alzare le braccia e misurata visivamente la traversa il match poteva iniziare.

19) Si tornava a casa con le ginocchia sbucciate

La strada o i campetti in cemento non erano proprio i terreni che ogni ragazzo sognava di calcare. Ma pur di tornare a casa vincitori si entrava in scivolata sull’asfalto rovente sbucciandosi ogni cosa (diverse ginocchia lasciate lì).

20) C’era sempre il coraggioso che recuperava il pallone ovunque

In ogni gruppo c’era l’Indiana Jones di turno che recuperava palloni ovunque. Ogni volta che lo scarso tirava nel giardino di qualche casa con la recinzione e il filo spinato, il coraggioso se ne usciva con la sua frase: “Vado io, dai”. E peggio quando il pallone si incastrava sotto qualche macchina. Chi aveva l’incarico di recuperarlo non solo si faceva male e si sbucciava le ginocchia ma si tingeva di nero e olio.

Non vale tirare forte

21) “Non vale tirare forte”

Dopo essersi ficcato in mezzo ai pali la vittima s’inventava la regola sperando di salvare quantomeno i denti (visto che la reputazione era ormai andata): “Si però da vicino non tirate forte”. Ed è proprio dopo quella frase che gli avversari tiravano delle sassate degne del miglior Roberto Carlos.

22) La regola delle regole: divertirsi

Tante regole, ma l’unica che contava davvero era DIVERTIRSI. E pazienza se alla fine si tornava a casa sudati, sfiniti, con le gambe distrutte. Perché l’importante era essere felici. E non si vedeva l’ora di arrivare al pomeriggio del giorno dopo per rigiocare tutti insieme. QUESTO ERA IL CALCIO DI STRADA!

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