Souleymane S., l’uomo aggredito dai tifosi del Chelsea nella metropolitana di Parigi a causa del colore della sua pelle, è stato invitato dal club londinese a Stamford Bridge, ma ha cortesemente declinato la proposta. Queste le sue parole al Le Parisien: “Ho apprezzato l’invito del signor Mourinho, ma non ho la testa in questo momento di andare allo stadio“.
Nulla di clamoroso. Come si può pensare di “lavare la coscienza” semplicemente invitando la vittima di un episodio vergognoso allo stadio? Nessuna partita può cancellare l’umiliazione che Souleymane ha subito e, diciamolo chiaramente, è troppo facile chiedere scusa così. E’ chiaro
che qui non vogliamo sostenere che il Chelsea sia un club razzista -ci mancherebbe altro!- ma appunto perché parte di un sistema calcio che negli ultimi anni si è dimostrato virtuoso ed esemplare per il resto del mondo, il club di Stamford Bridge farebbe bene a concentrarsi sull’identificazione dei responsabili, operazione peraltro in corso, e a punirli nel modo più inflessibile. L’unico modo per chiedere scusa a chi nel 2015 è ancora vittima di episodi del genere è impedire, con ogni mezzo e ad ogni costo, che questi continuino a verificarsi.